di Michele Ainis, su La Stampa del 23 aprile 2010 Oggi la Consulta torna sotto i riflettori. Ma questa volta non è la politica che bussa al suo portone, come per il lodo Alfano o per il «salvaliste». È piuttosto la società civile, o meglio una minoranza discriminata dalla storia e dal diritto: il popolo dei gay. Rispetta la Costituzione il divieto di sposarsi, l’uomo con l’uomo, la donna con la donna? Secondo i tribunali di Venezia, Trento, Firenze e Ferrara no, non la rispetta; e per l’appunto invocano il verdetto della Corte. Da qui una grande questione giuridica e sociale. Ma da qui anche un nodo istituzionale, che tocca i rapporti fra i poteri dello Stato. Sta di fatto che il matrimonio omosessuale viene consentito in Belgio, Olanda, Spagna, Norvegia, Svezia, Finlandia, Danimarca, Islanda, nonché in 4 Stati americani. Molti altri Paesi prevedono forme di registrazione pubblica delle unioni omosessuali, sulla scia dei Pacs introdotti in Francia nel 1999. In Italia, viceversa, l’unico esperimento normativo - i Dico - è rimasto chiuso in un’ampolla di laboratorio, quello diretto dal professor Prodi.
