Turchia, la Farnesina risponde sulla repressione anti-LGBTI+. Certi Diritti e Della Vedova: seguire con attenzione importante ma non basta: l’Italia mandi un diplomatico all’udienza del 12 novembre ad Ankara

Milano, 16 ottobre 2026. La Farnesina ha risposto all’interrogazione dell’on. Benedetto Della Vedova, promossa dall’Associazione Radicale Certi Diritti, sull’operazione “Ailem Güvende”. Da metà settembre questa operazione ha colpito persone e associazioni LGBTI+ in Turchia. La risposta arriva mentre, a un mese dagli arresti, le custodie cautelari vengono prorogate quasi ovunque: oltre 60 persone sono ancora in carcere, tra cui sette dirigenti dell’associazione Kaos GL, senza che sia stato formulato un atto d’accusa.

Il Governo ricostruisce con precisione la gravità dei fatti e riferisce le iniziative dell’Unione europea, a cui l’Italia partecipa. La Delegazione UE ad Ankara ha sollevato la questione con il Vicepresidente turco e l’UE è intervenuta al Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite. Per il futuro, però, la risposta si limita a dire che l’Italia «continuerà a seguire» la vicenda. Non c’è una parola sulle condizioni di detenzione denunciate dai legali: perquisizioni umilianti, isolamento, difficoltà di accesso alle cure. Non c’è alcun impegno a seguire le udienze né a proteggere le persone coinvolte. Resta inoltre senza spiegazione la mancata adesione dell’Italia alla dichiarazione di solidarietà firmata da sette Paesi europei, tra cui Francia e Germania.

«Ringrazio il Governo per la risposta rapida e per aver riconosciuto la gravità della situazione», dichiara Benedetto Della Vedova. «seguire con attenzione è importante non basta, mentre decine di attivisti restano in carcere senza un capo d’accusa. Servono impegni concreti: la presenza dei nostri diplomatici nelle aule dei tribunali e un sostegno reale a chi è sotto processo per aver difeso i diritti umani.»

«La Farnesina dice di agire in raccordo con l’UE, e va bene», dichiara Yuri Guaiana di Certi Diritti. «Allora applichi fino in fondo gli Orientamenti europei sui Difensori dei diritti umani, che prevedono proprio la presenza delle ambasciate ai processi. La prima occasione è il 12 novembre ad Ankara, quando cinque donne trans arrestate nell’operazione affronteranno la prima udienza: un diplomatico italiano deve essere in aula, insieme a quelli degli altri Paesi europei. Indignarsi non costa nulla, essere presenti sì. Ed è un impegno che si può verificare.»

Certi Diritti chiede al Governo tre impegni:

● assicurare, insieme ai partner europei, una presenza diplomatica costante alle udienze, a partire dal 12 novembre;
● chiedere garanzie sull’incolumità delle persone detenute e sul loro accesso alle cure;
● attivare forme di protezione, assistenza legale e supporto d’emergenza per le persone coinvolte.

Documenti

È la prima volta che passi di qua?

Siamo un’associazione che si occupa di libertà sessuali, fuori da ghetti e stereotipi. Non pensiamo di essere una minoranza semplicemente perché ci occupiamo delle libertà di tutti: anche delle tue. Se ti è piaciuto quello che hai letto, torna più spesso: abbiamo tante cose di cui ci occupiamo da raccontarti. Tutte queste cose le facciamo solo grazie a chi ci sostiene. Puoi farlo anche subito.

Dona ora

Vuoi dare una mano?

Iscriviti a Certi Diritti per un anno. Sono 50 euro spesi bene. Per la tua libertà e quella di tutte e tutti. Troppi? Puoi anche donare 5 euro al mese.

Iscriviti

Chi te lo fa fare?

Di darci dei soldi per portare avanti quello che facciamo già adesso senza chiederti nulla? Nessuno: però se nessuno dona o si iscrive per sostenere i costi delle nostre attività, queste attività non si faranno. E saremo tutti un po’ meno liberi e con meno diritti.

Dona ora

Newsletter

Iniziative, appuntamenti…
Rimani in contatto!

Facebook Twitter Instagram Whatsapp