SCUOLA, EDUCAZIONE SESSUO-AFFETTIVA: CERTI DIRITTI SOSTIENE IL REFERENDUM
“Il diritto alla conoscenza è condizione dell’autodeterminazione. Abrogare la legge 104/2026 è necessario, ma non sufficiente: serve una scuola capace di informare senza paternalismi”
L’Associazione Radicale Certi Diritti sostiene la campagna referendaria per il SÌ all’abrogazione della legge 104/2026, recante disposizioni in materia di consenso informato in ambito scolastico. La legge introduce il consenso informato preventivo delle famiglie per la partecipazione degli studenti ad attività scolastiche che riguardino temi attinenti alla sessualità e stabilisce, per la scuola dell’infanzia e primaria, l’esclusione di attività didattiche e progettuali aventi ad oggetto tali temi.
Per Certi Diritti, la questione non riguarda soltanto l’organizzazione della scuola, né può essere ridotta alla contrapposizione fra chi vuole o non vuole l’educazione sessuale. È, prima di tutto, una questione di libertà, di conoscenza e di autodeterminazione.
«Una democrazia liberale non dovrebbe avere paura della conoscenza – dichiara Chiara Squarcione, presidente dell’Associazione Radicale Certi Diritti –, soprattutto quando quella conoscenza riguarda il corpo, la salute, le relazioni e la capacità di compiere scelte consapevoli. Occorre che le agenzie formative, e la scuola è la prima tra queste, tornino a garantire alle persone gli strumenti culturali e conoscitivi necessari per essere consapevoli, cioè libere. Questo vale anche per i minorenni, secondo modalità naturalmente proporzionate all’età e alla maturità».
Per Certi Diritti, il diritto alla conoscenza non coincide con un obbligo dello Stato a imporre un modello culturale o morale. Al contrario, una prospettiva autenticamente liberale dovrebbe diffidare tanto del paternalismo pubblico quanto di quello privato quando entrambi finiscono per sottrarre alla persona la possibilità di conoscere e di scegliere.
«Il principio è quello radicale del conoscere per deliberare – afferma Yuri Guaiana, segretario dell’Associazione Radicale Certi Diritti –. L’accesso all’informazione in materia di salute sessuale e riproduttiva è un diritto soggettivo della persona, anche minorenne, riconducibile all’articolo 32 della Costituzione, che tutela la salute come diritto della persona: non un bene di esclusiva pertinenza familiare da amministrare per conto altrui. Per questo non accettiamo l’idea che l’accesso alla conoscenza sulla sessualità e sulle relazioni possa essere trattato come una concessione sottoposta, caso per caso, all’autorizzazione di qualcun altro. La potestà genitoriale, nella tradizione liberale, non è un diritto di proprietà sul figlio: è una funzione di protezione che si affievolisce quanto più il minore acquisisce un’autonoma capacità di autodeterminazione. È un principio che la legge 104/2026 contraddice, subordinando integralmente al veto della famiglia l’accesso all’informazione anche per i minori più prossimi alla maggiore età.»
La legge 104/2026, secondo Certi Diritti, interviene dunque su un terreno nel quale occorrerebbe invece rafforzare la capacità della scuola di offrire informazioni accurate, scientificamente fondate e adeguate all’età, lasciando agli studenti lo spazio necessario per sviluppare criticamente la propria personalità.
«Non chiediamo una scuola che educhi tutti allo stesso modo alla sessualità e all’affettività – spiega Lorenzo Bodellini, componente del Consiglio direttivo di Certi Diritti –. Chiediamo una scuola che informi e che sappia comunicare. C’è una differenza politica e culturale enorme. Una scuola che pretende di “educare” secondo un modello precostituito rischia di diventare paternalistica; una scuola che mette le persone nelle condizioni di conoscere, interrogarsi e scegliere è invece una scuola coerente con una concezione liberale della persona».
Da questa impostazione nasce anche la scelta di Certi Diritti di interrogarsi sul significato stesso di “educazione sessuo-affettiva”. L’obiettivo non dovrebbe essere quello di imporre una pedagogia di Stato della sessualità, ma di costruire un’informazione e una comunicazione sessuo-affettiva capaci di attraversare la formazione scolastica e di fornire agli studenti strumenti per comprendere il proprio corpo, il consenso, le relazioni, la prevenzione, la salute sessuale e il rapporto con gli altri.
Certi Diritti sottolinea che l’abrogazione della legge 104/2026 non esaurisce la propria posizione politica.
«Il referendum è necessario, ma non è sufficiente – prosegue Chiara Squarccione –. Abrogare una norma che introduce questi vincoli significa rimuovere un ostacolo, non aver ancora costruito ciò che manca. Non vogliamo semplicemente tornare alla situazione precedente: vogliamo aprire una discussione seria su quale scuola, quale informazione e quale idea di persona vogliamo costruire».
La stessa legge, infatti, non istituisce una disciplina organica dell’educazione sessuo-affettiva: il referendum chiede di abrogare la disciplina introdotta dalla legge 104/2026, ma l’abrogazione non determina automaticamente l’introduzione di un insegnamento nazionale obbligatorio. È proprio per questo che, per Certi Diritti, la battaglia referendaria deve essere accompagnata da una riflessione più ampia.
«Il SÌ non deve essere il punto di arrivo, ma l’inizio di una discussione – aggiunge Yuri Guaiana –. Dobbiamo avere il coraggio di immaginare una scuola nella quale la conoscenza della sessualità e dell’affettività non sia né un tabù né una nuova ortodossia. Una scuola laica non deve dire ai ragazzi come devono essere: deve fornire loro gli strumenti per capire chi sono, conoscere gli altri e scegliere liberamente».
La posizione di Certi Diritti si colloca così nella tradizione radicale e liberale del diritto alla conoscenza: contro ogni forma di paternalismo che pretenda di decidere al posto della persona, sia esso esercitato dallo Stato, dalla maggioranza, dalla scuola o dalla famiglia.
«Il punto non è scegliere fra lo Stato e la famiglia – conclude Lorenzo Bodellini –. Il punto è riconoscere la centralità della persona. Anche una persona minorenne è titolare di un percorso progressivo di autodeterminazione. La protezione non può significare ignoranza e il silenzio non può essere scambiato per neutralità. Se vogliamo persone libere, dobbiamo metterle nella condizione di conoscere. E se vogliamo una scuola laica e liberale, dobbiamo chiederle esattamente questo: non di plasmare, ma di rendere possibile la libertà».
Certi Diritti invita pertanto a sostenere la campagna referendaria e a firmare per il SÌ all’abrogazione della legge 104/2026.
SÌ all’abrogazione.
SÌ al diritto di conoscere.
SÌ all’autodeterminazione.
Per informazioni e per sostenere la campagna:
referendumeducazioneaffettiva.it