Mese del Pride, Certi Diritti: “Mentre celebriamo la libertà, Betty Lachgar è in carcere e rischia la vita. Subito liberazione e cure adeguate”
Nel mese del Pride, quando in molte città del mondo la comunità LGBT+ celebra conquiste, diritti e libertà, c’è chi non potrà festeggiare. L’11 giugno ricorrono infatti dieci mesi dall’incarcerazione di Ibtissame “Betty” Lachgar, attivista marocchina per i diritti umani, i diritti delle donne e i diritti LGBT+, detenuta in condizioni che destano crescente allarme sul piano umanitario.
Le più recenti perizie mediche indipendenti confermano infatti un grave e progressivo peggioramento del suo stato di salute. Una valutazione specialistica condotta dal Dr. Neil C. Vining, chirurgo ortopedico certificato e vicepresidente del Dipartimento di Chirurgia Ortopedica del WakeMed Medical Center, ha rilevato che la protesi omerale totale di Betty si è completamente allentata sia a livello della spalla sia del gomito. In assenza di cure specialistiche adeguate, Lachgar rischia dolori sempre più intensi, la perdita quasi totale della funzionalità dell’arto e gravi complicazioni, comprese infezioni, sepsi, amputazione e persino il decesso.
A queste conclusioni si aggiunge la valutazione del Consiglio Internazionale per la Riabilitazione delle Vittime di Tortura, che ha evidenziato l’urgenza di garantire all’attivista un accesso immediato a cure specialistiche e ad una soluzione umanitaria che tuteli la sua salute e la sua integrità fisica.
L’Associazione radicale Certi Diritti rinnova quindi il proprio appello alle autorità marocchine affinché venga concessa senza ulteriori ritardi la liberazione di Betty Lachgar e le siano garantite tutte le cure mediche di cui necessita con urgenza.
Nei mesi scorsi Certi Diritti ha aderito alla campagna internazionale #FreeBetty partecipando alla mobilitazione dell’8 marzo a Milano e promuovendo, insieme a Sardegna Radicale, l’esposizione della bandiera #FreeBetty sui municipi di Iglesias e Quartu Sant’Elena, quale segnale concreto di solidarietà e difesa dei diritti umani.
«Il Pride nasce come movimento di liberazione e come rivendicazione della dignità umana contro ogni forma di discriminazione e repressione», dichiara Chiara Squarcione, Presidente dell’Associazione radicale Certi Diritti. «Per questo, mentre celebriamo i progressi compiuti in molti Paesi, non possiamo dimenticare chi continua a pagare un prezzo altissimo per aver difeso la libertà di espressione, la laicità e i diritti della comunità LGBT+. Betty Lachgar deve essere liberata immediatamente e deve poter ricevere le cure mediche di cui ha urgente bisogno».
«Nel mese del Pride vogliamo ricordare che la solidarietà internazionale non può fermarsi ai confini nazionali», aggiunge Nicola Bertoglio, Tesoriere di Certi Diritti. «La vicenda di Betty ci ricorda che i diritti non sono mai definitivamente acquisiti e che esistono ancora persone incarcerate per il loro impegno civile e per la loro appartenenza alla comunità LGBT+. Chiediamo alle istituzioni italiane ed europee di continuare a tenere alta l’attenzione su questo caso e di sostenere ogni iniziativa utile alla sua liberazione».
Lachgar, psicologa clinica e fondatrice del movimento MALI – Mouvement Alternatif pour les Libertés Individuelles, è da oltre quindici anni una delle principali voci a favore dei diritti delle donne, della libertà di coscienza e dei diritti LGBT+ in Marocco. Organizzazioni internazionali come Amnesty International e Human Rights Watch hanno chiesto la sua liberazione immediata, mentre oltre 150 organizzazioni della società civile fanno parte della coalizione globale che sostiene la campagna per la sua scarcerazione.
Per firmare la petizione e sostenere la campagna internazionale:
https://action.allout.org/it/