Sergio Rovasio su Il Garantista: “La violenza del fanatismo fondamentalista in Israele contro la tolleranza e la libertà”

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Pubblichiamo l’articolo di Sergio Rovasio, cofondatore dell’Associazione Radicale Certi Diritti, apparso il 7 agosto sulle pagine de Il Garantista.

gay-pride-gerusalemme011-1000x600Le prime foto drammatiche di quanto stava avvenendo giovedì scorso per le strade di Gerusalemme durante il locale gay pride, le ha postate Sharon Nizza su Facebook, militante radicale e libertaria che insieme ad Angelo Pezzana, esponente storico del movimento Lgbt italiano, fondatore del Fuori, il primo movimento gay italiano, partecipavano entusiasti alla marcia dei diritti e della liberazione sessuale nella capitale di Israele. Sharon aveva portato alla manifestazione anche le sue nipotine; verso le bimbe ha dovuto operare una censura, non certo quella dei manifestanti festosi che partecipavano alla marcia ma quella della violenza, inaudita, che ha visto a pochi metri da lei il sangue delle ferite fisiche a sei manifestanti ad opera di un fanatico ebreo ultraortodosso haredim che era appena uscito dal carcere per una violenza simile commessa oltre dieci anni. Una ragazza di sedici anni che partecipava al gay pride è poi deceduta in ospedale per le gravi ferite riportate.. Le bambine non si sono accorte di nulla e hanno continuato a portare festose le bandierine arcobaleno con la stella di David, simbolo dell’orgoglio lgbt ebraico, israeliano.

Nel novembre 2006 con Sharon Nizza e Marco Cappato, allora parlamentare europeo, partecipammo al 2° Gay World Pride di Gerusalemme, il primo si tenne a Roma nell’anno del giubileo del 2000 con oltre 500.000 partecipanti provenienti da tutto il mondo, il corteo lo chiudevano simbolicamente e per scelta ben precisa il carro del Partito Radicale guidato da Marco Pannella e Angelo Pezzana.
Al Pride di Gerusalemme facevamo parte della delegazione del Partito Radicale, transnazionale e transpartito che voleva così dimostrare la sua vicinanza agli organizzatori dell’associazione di volontari arabi e israeliani lgbt Open House, letteralmente sotto attacco mediatico, politico e religioso da parte dei media, del Governo israeliano, del Sindaco ultra-conservatore della città, Uri Lupiolansky e delle tre religioni monoteiste, per la prima volta nella storia miracolosamente unite grazie alle persone gay nell’insultare, offendere, denigrare e negare ogni possibile tolleranza verso la manifestazione.
La manifestazione era stata negata per almeno due anni fino a quando la Open House fece ricorso alla Corte Suprema israeliana che condannò il Sindaco a risarcire di tasca propria l’organizzazione lgbt di Gerusalemme, indicando una data certa, novembre 2006, per la manifestazione e imponendo al Comune di tappezzare tutto il percorso di bandiere arcobaleno, simbolo universale del movimento lgbt con la seguente motivazione: “E’ diritto delle persone glbt sfilare in una democrazia compiuta come Israele”.
Marco Cappato nel suo intervento allo stadio, dove si concludeva il percorso della manifestazione, disse a tutti i manifestanti ‘sono qui in qualità di membro del Parlamento Europeo e di rappresentante del Partito Radicale che sin dal 1971 ospitò nelle sue sedi in Italia il Fuori, il primo movimento gay italiano, noi e voi siamo l’Europa della tolleranza, della civiltà e della libertà e insieme continueremo a marciare contro l’odio e la violenza dei fondamentalismi religiosi e politici’.
A distanza di nove anni per le strade di Gerusalemme si è ancora manifestata quella violenza e quell’odio che ha ferito fisicamente sei persone dei diritti civili e umani con la tragica morte di una di esse. Sharon Nizza ha postato il messaggio che tutti i manifestanti hanno voluto urlare dopo la tragica violenza:
“Non ci fermeremo di marciare a Gerusalemme e ovunque nel mondo libero. Anche se è così banale per alcune persone, anche se ci sono un sacco di persone molto buone che non capiscono il punto e si domandano “ma perché nella città Santa?” o “perché mostrando pubblicamente le tue private tendenze sessuali?”. Purtroppo non è affatto una lotta banale. Tutte le persone di buona volontà, qualunque sia il loro orientamento sessuale, dovrebbero unirsi a questa lotta pacifica, civile e umana. Così semplice, così banale”.
Giovedì sera il Presidente dello Stato israeliano Rivlin, nel condannare l’episodio ha dichiarato tra l’altro: “Persone che oggi celebravano la loro libertà e che esprimono la loro identità sono stati brutalmente accoltellate. Non dobbiamo illuderci, la mancanza di tolleranza ci porterà al disastro. Non possiamo permettere che tali crimini si ripetano”.
Il terrorismo dei fanatici e fondamentalisti ebrei è diventato ormai emergenza sicurezza nel paese quanto quello delle frange piu’ estremiste arabe.

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