Certi Diritti si felicita per l’approvazione della relazione del Parlamento Europeo sulla promozione dei dei diritti umani nel mondo e dei diritti delle persone LGBTI

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imageIl PE ha approvato giovedi 12 marzo la risoluzione sulla situazione dei diritti umani nel mondo per l’anno 2013 elaborata dalla commissione affari esteri, relatore Antonio Panzeri con 390 voti favorevoli, 151 contrari e 97 astensioni.

La risoluzione affermava in merito ai diritti delle persone LGBTI:

Diritti LGBTI

159. deplora che l’omosessualità sia tuttora sanzionata penalmente in 78 paesi, sette dei quali prevedono la pena di morte (Arabia Saudita, Nigeria, Mauritania, Sudan, Sierra Leone, Yemen, Afghanistan, Iran, Maldive e Brunei), e che in 20 paesi siano ancora configurate come reato le identità transgender; condanna fermamente il recente aumento di leggi discriminatorie e ritiene che le pratiche e gli atti di violenza contro gli individui sulla base del loro orientamento sessuale e dell’identità di genere non debbano restare impuniti; incoraggia un rigoroso controllo della situazione in Nigeria, Uganda, Malawi, India e Russia, dove nuove leggi o recenti sviluppi giuridici minacciano gravemente la libertà delle minoranze sessuali; riafferma il proprio sostegno all’incessante lavoro dell’Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani volto a contrastare tali leggi e pratiche discriminatorie, nonché, più in generale, al lavoro delle Nazioni Unite su questo tema;

160. sostiene l’idea che il SEAE debba accordare priorità alle sue azioni in tale ambito e concentrarsi in modo particolare sulle situazioni in cui è in vigore la pena di morte e/o le persone LGBTI sono sottoposte a torture e maltrattamenti, condannando tali pratiche conformemente agli orientamenti dell’UE sulla pena di morte e a quelli in materia di tortura e altri pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti;

161. accoglie positivamente l’adozione, nel giugno 2013, degli orientamenti dell’Unione per la promozione e la tutela dell’esercizio di tutti i diritti umani da parte di lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuali (LGBTI); invita il SEAE e la Commissione a sollevare la questione dei diritti delle persone LGBTI nei dialoghi politici e in materia di diritti umani con i paesi terzi e nelle sedi multilaterali; sottolinea l’importanza che la Commissione e il SEAE continuino a sollevare la questione dei diritti delle persone LGBTI nei dialoghi politici e in materia di diritti e umani e ricorrano all’EIDHR per sostenere le organizzazioni che difendono i diritti delle persone LGBTI consentendo loro di sfidare le leggi e le discriminazioni omofobe e transfobiche nei loro confronti, sensibilizzando il grande pubblico nei confronti della discriminazione e della violenza subite da persone di diversi orientamenti sessuali e identità di genere e garantendo che sia prestata assistenza di emergenza (comprese l’assistenza psicosociale e medica, le misure di mediazione e di reintegrazione) a coloro che hanno bisogno di tale sostegno;

162. prende atto della legalizzazione del matrimonio o delle unioni civili tra persone dello stesso sesso in un numero crescente di paesi nel mondo, attualmente diciassette; incoraggia le istituzioni e gli Stati membri dell’UE a contribuire ulteriormente alla riflessione sul riconoscimento del matrimonio o delle unioni civili tra persone dello stesso sesso in quanto questione politica, sociale e di diritti umani e civili;

163. invita la Commissione e l’OMS a eliminare i disturbi dell’identità di genere dall’elenco dei disturbi mentali e comportamentali; invita la Commissione a intensificare gli sforzi per porre fine alla patologizzazione delle identità transgender; incoraggia gli Stati a garantire procedure rapide, accessibili e trasparenti di riconoscimento del genere, che rispettino il diritto all’autodeterminazione;

164. accoglie con favore il crescente sostegno politico per la messa al bando della sterilizzazione quale requisito per il riconoscimento giuridico del genere, come espresso dal relatore speciale delle Nazioni Unite sulla tortura, e condivide il punto di vista secondo cui tali requisiti dovrebbero essere trattati e perseguiti come una violazione del diritto all’integrità fisica nonché della salute sessuale e riproduttiva e dei relativi diritti;

165. accoglie positivamente l’annullamento, nell’ottobre 2013, della legge moldova che vietava la “diffusione di relazioni diverse da quelle contemplate dal matrimonio o dalla famiglia” e invita la Lituania e la Russia a seguire l’esempio della Moldova; si rammarica per l’esito del referendum croato del dicembre 2013, favorevole a un divieto costituzionale dell’equiparazione dei matrimoni omosessuali; sottolinea che un simile referendum si terrà in Slovacchia nel febbraio 2015; deplora che nella ex Repubblica jugoslava di Macedonia sia attualmente all’esame del parlamento un progetto di legge che prevede un divieto costituzionale dei matrimoni tra persone dello stesso sesso; sottolinea che sviluppi di questo tipo contribuiscono a un clima di omofobia e discriminazione; evidenzia che vi è la forte esigenza di migliorare la tutela dei diritti e delle libertà fondamentali delle persone LGBTI, anche attraverso normative sui crimini motivati dall’odio e in materia di antidiscriminazione, e chiede alle autorità nazionali di denunciare l’odio e la violenza per motivi di orientamento sessuale, identità di genere o espressione di genere; ritiene che i diritti fondamentali delle persone LGBTI sarebbero maggiormente tutelati se esse avessero accesso a istituti giuridici quali coabitazione, unione registrata o matrimonio;

Il par. 162 in particolare é stato votato per appello nominale ed approvato con 472 favorevoli, 115contrari e 46 astensioni (quindi con una maggioranza più ampia rispetto al voto finale). Tra i voti positivi, quelli dei deputati M5S, PD (tranne Luigi Morgano e Damiano Zoffoli), Dorfman e La Via (PPE) e del movimento L’Altra Europa. Tra i negativi, quelli dei deputati della Lega, di Forza Italia. Tra gli astenuti Caterina Chinnici e Patrizia Toia (Capodelegazione PD) e Cirio (PPE). La Costa ha dichiarato di non avere partecipato al voto.

Per quanto riguarda il voto finale sulla relazione, che trattava temi più ampi di politica estera e di diritti umani nel mondo, hanno votato a favore i deputati M5S, SD (a parte Morgano e Zoffoli che hanno votato contro), hanno votato contro i deputati del PPE (tranne Dorfman e Matera che si sono astenuti) e della Lega, si sono astenuti i deputati dell’Altra Europa.

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