CORTE COSTITUZIONALE, FLICK: BISOGNA LEGIFERARE PER I NUOVI DIRITTI

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A margine delle preziose considerazioni del presidente della Corte Costituzionale Flick sull’urgenza e la necessità di legiferare in tema di nuovi diritti (vedi unioni civili per le persone omosessuali e dichiarazioni di fine vita), va registrata la reazione dei giuristi cattolici apparsa sul quotidiano L’Avvenire.

Definire quest’ultima partigiana, miope e scorretta,da un punto di vista dell’interpretazione della Costituzione, è il minimo che si possa fare.
A motivare queste dure affermazioni ma necessarie per ristabilire un’obiettività delle cose, basterebbe il solo articolo 3 della Costituzione, racchiuso come è noto ai più, nei primi 12 articoli del testo fondante la nostra Repubblica, appellati altresì come “principi fondamentali”.
Parole come “pari dignità sociale” o “pieno sviluppo della persona umana” dicono qualcosa ai giuristi cattolici o sono, gli stessi, troppo presi a difendere la loro connotazione religiosa piuttosto che il loro rigore professionale?
Quelli che i giuristi cattolici (gran bella contraddizione, stato e chiesa sono ordini indipendenti, come gestiscono questo abbinamento?) chiamano “desideri di alcuni” e in quanto tali non meritori di una regolamentazione giuridica, sono, a guardare senza lenti distorsive la realtà,istanze sempre più pressanti nel nostro Paese e riconducibili, senza digressioni di percorso, dritte dritte al sopraccitato art. 3 della Costituzione e al principio di autoderminazione sancito sempre dai nostri Padri Costituenti.
I “desideri umani fittizi”, come li definisce il prof. Lojodice, tengono assieme due donne e due uomini spesso per una vita intera. Da sempre nella storia e sempre di più nella piena visibilità sociale. Fortunatamente aggiungiamo noi.
Ma anche fossero fittizi, nel senso di avere breve durata nel tempo, dov’è il problema. Il divorzio ha messo in luce quanto i rapporti tra le persone si costruiscono e molto spesso si rompono e non per questo l’orientamento sessuale di chi compone la coppia dev’essere pretesto di discriminazione. Verrebbe da dire poi che tutto è pulsione individuale. Alla quale poi si aggiunge cultura (e ahinoi, troppo spesso, ignoranza). Le pulsioni individuali eterosessuali meritano più dignità di quelle omosessuali? E chi lo dice? La medicina no. La scienza neppure. Ed infine neppure il diritto tant’è che si parla di pari dignità per tutti senza alcuna distinzione.
Appaiono talmente scontati i discorsi fatti fino a qui che quasi ci vergogniamo per la loro banalità. Ma vogliamo esprimerli di nuovo per mettere in guardia i giuristi cattolici che dovranno arrendersi , gioco forza , alla realtà delle cose. Se il potere legislativo continuerà a mancare nel suo intento di regolamentazione dei bisogni della società si vedrà inevitabilmente sorpassato dalle decisioni dei giudici che sono già ora chiamati a rispondere alle lacune del diritto.
Volutamente non entriamo nei dettagli tecnici giuridici per mancanza di spazio ma presto il più alto grado della giustizia dovrà esprimersi sull’argomento dei matrimoni tra le persone omosessuali, così come ha già fatto, positivamente, sulle questioni di fine vita.
Fiduciosi nella giustizia e con la speranza di non trovare sulla nostra strada troppi giudici cattolici che confondono legge e religione , continuiamo come associazione Radicale Certi Diritti e come Rete Lenford a rivendicare diritti da troppo tempo disattesi. Forti di una legislazione comunitaria ed internazionale e coscienti che il granito della Costituzione sfalderà la tenera e faziosa argilla dei pretesti conservatori siamo a disposizione per un dibattito con i giuristi cattolici. Noi non abbiamo paura del confronto. Ed è giusto che i cattolici che non fanno i giuristi e che magari sono omosessuali conoscano la Costituzione Italiana.

Clara Comelli
Presidente Associazione Radicale Certi Diritti

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