MATTHEW SHEPARD, UN RAGAZZO GAY DI 21 ANNI CAMBIA LA STORIA

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Riflessioni tratte da matthewshepard.fr, liberamente tradotte da Dino M.sul sito di www.Gionata.org – Segnalazione di Alba Montori.

Matthew Shepard era uno studente ventunenne come tanti. Solo perchè era gay, venne aggredito e picchiato a sangue da due coetanei e lasciato per 18 ore legato ad una staccionata. Dopo una lunga agonia morì il 12 ottobre 1998 e la sua morte violenta fu uno shock in tutti gli Stati Uniti e commosse il mondo.
Da allora la parola omofobia ha smesso di essere un vocabolo sconosciuto e molti Stati, ma non l’Italia, hanno adottato una legislazione idonea per combatterla. Da quella tragedia, grazie all’impegno di tanti, è sbocciata una nuova consapevolezza su questi temi. Ma per chi non ricorda e per chi ha dimenticato scopriamo insieme chi era Mattew Shepard e che cosa accade 10 anni fa nella sconosciuta cittadina americana di Laramie.

La sera di martedi 6 ottobre 1998, Matthew Shepard esce con alcuni amici gay per andare al bar Fireside, a Laramie. E’ un ragazzo ventunenne, studente in scienze politiche presso l’università del Wyoming. E’ tornato in questo Stato degli Stati Uniti dopo aver studiato in Svizzera, poichè i suoi genitori lavoravano in Europa.
Gli amici di Matt dopo un po’ se ne vanno e lui resta solo al bar davanti ad una birra.
E lì che due giovani uomini lo avvicinano e gli chiedono se è gay. Mathew conferma la cosa. I suoi due interlocutori dicono di essere gay anch’ essi e gli domandano se vuole andare con loro. Fiducioso, Matthew li segue nella loro auto. Vanno fuori città, dove i due giovani cominciano a colpire Matthew alla testa con il calcio di una 357 Magnum.

Matthew è da solo contro loro due, non ha una corporatura che gli consenta di difendersi: è alto 1m e 65cm e pesa 54 Kg. I suoi aggressori lo legano ad uno steccato. Matthew sente che vogliono ucciderlo e li supplica di lasciarlo vivere, ma i suoi aggressori continuano a colpirlo, con tanta violenza da spaccargli il cranio.
Il trattamento che i due uomini fanno subire a Matthew è molto simile ad una tortura: al suo arrivo all’ospedale Matt presenta 14 ferite sul viso, alcune delle quali tanto profonde da arrivare fino all’osso e numerose bruciature su tutto il corpo. Credendo che fosse morto, abbandonano il suo corpo attaccato allo steccato, come un trofeo.

Matthew rimane per 18 ore esposto ad una temperatura vicina allo zero, prima che un’accidentale caduta dalla mountain bike faccia precipitare ai suoi piedi un ciclista che, in un primo tempo, crede di aver a che fare con uno spaventapasseri, ma quando si accorge che Matthew è vivo, si affretta ad avvertire i soccorsi.
Il giovane ciclista è convinto che si sia trattato di un vero miracolo poichè è letteralmente caduto su Matthew, solo così ha potuto chiamare i soccorsi che hanno aiutato Matthew a vivere altri quattro giorni, in cui la sua famiglia ha potuto rivederlo prima del suo decesso.
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La notizia della violenta aggressione contro provoca uno shock in tutti gli Stati Uniti. Bill Clinton dichiara di essere profondamente colpito da questa brutale aggressione e chiede agli Americani di pregare insieme a lui per Matthew, i cui genitori fanno rientro precipitosamente dall’Arabia Saudita dove lavorano e vivono.

Matthew è ricoverato all’ospedale di Poudre Valley, nel nord del Colorado. Si trova in stato di coma è viene mantenuto in vita soltanto grazie alle macchine.
Il suo cranio è talmente fratturato che i chirurghi hanno dovuto rinunciare ad operarlo. Davanti all’ospedale, dove sono arrivati i suoi genitori è stata organizzata una veglia.
A mezzanotte di domenica 11 ottobre la pressione sanguigna di Matthew crolla drammaticamente. La sua famiglia, che si trova già in ospedale, viene subito avvertita ed accorre al suo capezzale. Alle 00:53 di lunedi mattina (ndr 12 ottobre 1998), Matthew muore, circondato dai suoi familiari, senza aver ripreso conoscenza.

La sera di sabato 10 ottobre, cioè 24 ore prima della morte del loro figlio, i genitori di Matthew fanno leggere un comunicato dal direttore dell’ospedale.
Ecco la traduzione di un ampio estratto di quel comunicato, si tratta dei passaggi in cui essi parlano del loro figlio. Parlano al presente dato che al momento in cui scrivevano quelle commoventi parole Matthew stava ancora lottando contro la morte:

“Matthew è una persona eccezionale, ed ognuno può trarre insegnamento dalla sua vita. Tutti quelli tra noi che conoscono Matthew lo possono vedere così com’è, un’anima gentile e dolce. Crede molto nell’umanità e nei diritti dell’uomo. E’ una persona affidabile, che sa guardare ad ognuno per ciò che vale, e che non si sofferma sui difetti degli altri.
La sua unica intolleranza è nei confronti delle persone che non accettano gli altri per quello che sono. Ha sempre sinceramente pensato che tutte le persone sono uguali, qualunque sia il loro orientamento sessuale, la loro razza o la loro religione.
Sappiamo che egli crede che noi facciamo tutti parte della stessa famiglia chiamata Umanità, che ciascuno di noi deve trattare gli altri con rispetto e dignità, ed ha il diritto di vivere una vita che valga la pena di essere vissuta. Questa è una cosa che condividerebbe con voi se potesse, ne siamo certi.
Matthew ama la sua famiglia. E’ un figlio, un piccolo figlio e un fratello amabile, che ha reso le nostre vite più ricche e più piene di quanto non sarebbero state senza di lui.
La sua vita spesso è stata una lotta, in un modo o nell’altro. E’ nato prematuro, si è battuto per sopravvivere fin da quando era un bambino. E’ un ragazzo minuto, ma noi crediamo che sia un gigante quando rispetta il valore di ognuno. Sappiamo che egli ritiene di ottenere un successo se riesce a rendere migliore la vita di qualcuno. E’ un criterio di giudizio sulla buona riuscita del proprio comportamento del quale Matthew ha sempre tenuto conto.
Matthew sa bene di non essere il miglior sportivo del mondo, ma è dotato di un grande spirito di competizione. Una volta ha preso parte ai Giochi dello Stato del Wyoming. Si è piazzato con onore nella corsa a piedi, e così ha deciso di partecipare alle gare di nuoto. E l’ha fatto pur sapendo che sarebbe arrivato ultimo. E così è stato.
In seguito ha riconosciuto con noi di essere consapevole che le sue possibilità di vittoria erano inesistenti, ma che non avrebbe lasciato che questa considerazione gli impedisse di provarci. E’ un’altra lezione di Matthew per tutti noi, è una lezione che speriamo ognuno conserverà nel suo cuore.
Matthew ha viaggiato molto. Parla l’inglese, il tedesco e l’italiano.Gli piace molto l’Europa, ma gli piace anche Laramie (la città del Colorado dove viveva) e l’Università del Wyoming. Crediamo che se potesse scrivere egli stesso questo comunicato, insisterebbe sul fatto di non volere che l’azione orribile di qualcuno potesse screditare la reputazione di Laramie e dell’Università”.
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La sera di lunedi 13 sono tornato su uno dei primi siti internet dedicati a Matthew, dove venivano proposte molte rubriche. Quella sera ho pianto, vedendo la presenza di un nuovo articolo: quello che annunciava la data delle esequie di Matthew.
Dal momento dell’annuncio della morte di Matthew, le associazioni gay hanno deciso di reagire organizzando delle “candlelight vigils”, cioè delle veglie in cui ciascuno arriva con il suo lumino. Lo scopo era duplice: riunirsi per rendere un omaggio silenzioso e commosso a Matthew e nello stesso tempo reclamare l’adozione di una legge contro i crimini ispirati dall’odio allo scopo di evitare se possibile che questi drammi si abbiano a ripetere così spesso.

La prima veglia ha avuto luogo mercoledi 15 a Washington, sui gradini del Campidoglio. Più di 5000 persone si sono radunate lì, tenendo in mano dei bastoncini fosforescenti, dato che le candele non erano state autorizzate in questo luogo, per ascoltare i discorsi di amici di Matthew, di stars dello spettacolo, di rappresentanti di associazioni gays e di difesa dei diritti dell’uomo, e di uomini politici. 5000 persone erano radunate davanti al Campidoglio a Washington

Ellen Degeneres, protagonista della serie americana “Ellen” era presente: Lei ha fatto molto parlare di sè qualche mese fa, quando ha approfittato dell’episodio che annunciava l’omosessualità del suo personaggio per rivelare che anche lei stessa era lesbica. Si è fatta avanti finio alla tribuna ed ha esordito con queste parole: “Loro pensavano che alla fine sarei stata zitta!”.
Ha chiamato in causa quelli che pretendono di parlare in nome dei valori familiari: “Quando succedono cose come questa, loro dove sono? Non ho visto paginate di pubblicità che dicevano di fermare l’odio, di fermare la violenza!”. In seguito ha citato anche quelli che si servono della Bibbia per giustificare l’aperta intolleranza nei confronti dei gays. “La Bibbia è anche stata utilizzata per giustificare la schiavitù. Tutti hanno il diritto di amare”.
“Ne ho talmente abbastanza che non posso smettere di piangere!” ha detto. La sua voce poi si è improvvisamente spezzata, lei ha guardato la folla, si è messa una mano sul cuore, ed ha spiegato con voce rotta, dolce e carica di emozione: “E’ quello che cercavo di impedire. E’ per questo che ho fatto quello che ho fatto”. Di colpo la morte di Matthew gettava una nuova e ben più profonda luce al coming-out di Ellen.

Anche due amici di Matthew hanno preso la parola sui gradini del campidoglio. Walter, a nome suo e di Alex, che gli stava al suo fianco, ha letto un testo molto commovente per ricordare il suo amico:

“Mi ci sono voluti vari giorni perchè lo shock si attenuasse, e perchè le immagini di Matthew vivo prendessero il posto di questa orribile visione del suo corpo distrutto e straziato che giace su questo letto d’ospedale. Ma Matt è ritornato dentro il mio spirito, una volta superato l’orrore, lo shock e l’esaurimento. Il suo sorriso danza davanti ai mei occhi, anche adesso, intanto che sto scrivendo.
Tutti quelli che hanno avuto la fortuna di conoscere Matt sanno bene di che sorriso parlo. Matt non sorrideva mai soltanto con la bocca. Il suo viso e l’intero suo corpo si illuminavano. I suoi occhi sembravano brillare e la sua aura e la sua energia sprigionavano da tutta la sua persona. Quando incontravo Matt, lui mi saltava addosso affettuosamente, mi circondava con le braccia in una stretta che soltanto lui sapeva dare.
Talvolta Matt si presentava alla mia porta e mi chiedeva: ‘Ti disturbo?’. I suoi occhi non brillavano e lui non mi offriva la sua stretta energica. I suoi occhi somigliavano a quelli di un ragazzino che ha appena visto un film che gli ha messo paura. Entrava e mi chiedeva se poteva semplicamente rimanere lì. Aveva con lui i suoi libri di scuola. Si metteva seduto e guardava la televisione, oppure prendeva i libri ed iniziava il suo lavoro di studio.
Dopo un momento cominciava a parlare, spiegando di aver sentito qualcuno gridare “finocchio” o parlare di “checche”. Discutevamo così di come tutto questo lo toccasse nel profondo del suo cuore, e del suo bisogno di sentirsi di nuovo rassicurato. Allora rimaneva ancora per un po’, riprendendosi e cercando di reagire. Questo non era facile per Matt, poichè non era proprio il tipo capace di essere duro.
Il senso di sicurezza che provava Matt è stato tradito da tutti i politici che, nel Wyoming e in tutto il paese, si sono opposti o hanno votato in opposizione alla legge contro i crimini dettati dall’odio durante gli ultimi anni. Questi uomini e queste donne rappresentano l’élite del nostro Stato e della nostra nazione, ed hanno trasmesso un chiaro messaggio alla gente del nostro Stato e di tutto il Paese: potete tranquillamente odiare i gays e le lesbiche.
Questi due giovani uomini non hanno in nessun modo cercato di nascondere il loro crimine. Non hanno cercato di nascondere il corpo massacrato di Matt sperando che la neve lo ricoprisse fino alla prossima primavera.
L’hanno attaccato ad uno steccato, mettendolo in mostra come un trofeo, annunciando alla città e al mondo intero ciò che avevano fatto. Questo gesto è stato un tentativo di intimidire e terrorizzare la comunità gay del Wyoming e di esemplificare che tutti i gays e le lesbiche meritano questa violenza.
Matt un giorno mi ha detto che sarebbe diventato famoso e che avrebbe compiuto grandi cose nel campo dei diritti dell’uomo.
Quando vi guardo e penso a quello che sta succedendo nel Campidoglio, qui dietro di noi, non posso impedirmi di pensare che lui non immaginava certo di essere così vicino al vero.
Matt non si piazzerà mai più sul mio divano, e non balzerà più sulla sedia in classe per incontrare un amico, non lo farà mai più. Ma voglio credere che i suoi occhi brillino ancora mentre guarda quaggiù e vede come ha toccato il cuore e l’anima degli abitanti di questo paese. Ma ricordatevi questo: qualunque cosa buona possa scaturire da tutto quanto è successo, il prezzo sarà stato comunque troppo alto”.

Dopo questa veglia, ce ne sono state a decine, distribuite in tutti gli Stati uniti, dalla California alla Florida. Le esequie di Matthew hanno avuto luogo venerdi 16 ottobre 1998. In quel giorno l’Human Right Campaign, la più importante associazione gay americana, ha lanciato una campagna affinchè la maggior parte delle home page di siti gay fossero listate a lutto. Anche in Francia molte home page sono state bordate di nero.

A Casper (Wyoming), la città natale di Matthew in cui hanno avuto luogo i funerali, suo padre si è brevemente rivolto al pubblico e alla stampa prima che la famiglia assistesse in modo privato al servizio funebre. Il suo discorso è stato molto commovente, Dennis Shepard ha avuto in più riprese la voce rotta dall’emozione, mentre la mamma di Matthew, Judy, aggrappata al braccio del marito, non riusciva a trattenere le lacrime.

Ecco i principali passaggi del testo letto dal padre di Matthew:

“A nome di nostro figlio Matthew Shepard, vogliamo ringraziare i cittadini americani e le persone del mondo intero che hanno espresso la loro grande partecipazione e il loro sostegno alla nostra famiglia durante queste ore così difficili.
Una persona così attenta ed amabile come Matt sarebbe stata molto colpita da ciò che questo dramma ha prodotto nei cuori e negli animi della gente in tutto il mondo. Matthew era il genere di persona che, se questo fatto fosse successo a qualcun altro, sarebbe stato il primo ad offrire il suo aiuto, la sua speranza e il suo cuore alla famiglia” ha proseguito il Sig. Shepard, terminando la frase con un singhiozzo.
“Vi ringrazio per aver compreso e rispettato la richiesta della famiglia di dare oggi l’ultimo addio a Matthew in modo riservato. Abbiamo bisogno di dirgli arrivederci nella tranquillità. Matt stesso sarebbe stato il primo a rispondere alla richiesta della famiglia se tutto questo fosse successo a qualcun altro.

Sicuramente capirete che proprio perchè gli ultimi minuti di coscienza sulla Terra di Matthew sono stati un inferno, la sua famiglia e i suoi amici vogliono più che mai salutarlo in un modo quieto, degno e amorevole.
Non dimenticheremo mai l’amore che il mondo ha manifestato al nostro figliolo tanto amato.”

I 600 posti all’interno della chiesa erano tutti occupati, e molte centinaia di persone si erano radunate in un’altra chiesa e anche all’esterno, nonostante la neve, per raccogliersi e seguire la cerimonia trasmessa dagli altoparlanti.

Una manciata di manifestanti anti-gay nonostante tutto si sono radunati a Casper, ma sono stati tenuti a distanza dalla polizia, dall’altro lato della strada, e sono dovuti andarsene dalla zona prima dell’inizio della cerimonia, in base ad un’ordinanza presa dalla città di Casper.

La manifestazione era stata organizzata da una Chiesa del Kansas, che ha aperto su Internet un sito chiamato “God hates the fags” (Dio odia i finocchi). Portavano comunque un cartello su cui era scritto: “Matthew è all’inferno”
Alcuni gruppi religiosi estremisti hanno definito “santo” l’assassinio di Matthew. Se questa manifestazione e queste affermazioni inqualificabili sono dovute ad una minoranza estremista, le idee che essi difendono disgraziatamente trovano eco in una parte importante della popolazione americana.

 

 



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