Grazie al lavoro di Certi Diritti torna a casa donna con figlio “abbandonata” dall’Ambasciata italiana al Cairo

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Il bambino nato al di fuori di un legame legittimo di matrimonio non viene registrato dalle autorità locali e per anni il Consolato italiano si rifiuta di trascrivere la sua nascita, negandogli in questo modo la sua cittadinanza italiana e la sua stessa esistenza.

2000px-Flag_of_Egypt.svgUna cittadina italiana, ora divorziata formalmente in Italia, qualche anno fa va a lavorare in Egitto dove da una relazione con un ragazzo del posto, nasce un bambino il 13 febbraio 2017.

Il bambino nato al di fuori di un legame legittimo di matrimonio non viene registrato dalle autorità locali e per anni il Consolato italiano si rifiuta di trascrivere la sua nascita, negandogli in questo modo la sua cittadinanza italiana e la sua stessa esistenza. La donna, pur oltre la scadenza del permesso di soggiorno egiziano, resta in quella nazione come irregolare per non abbandonare il figlio. Spende tutti i suoi averi per cercare di sanare inutilmente la sua situazione e riesce a sopravvivere solo grazie all’aiuto dei familiari rimasti in Italia che, nel limite delle loro possibilità, la sostengono economicamente.

A ottobre contatta Certi diritti che urgentemente si muove per richiedere la trascrizione della nascita del bambino nella sede Consolare, come peraltro la legge italiana imporrebbe.
Sulla questione il 23 dicembre scorso, viene presentata una interrogazione parlamentare dall’On. Riccardo Magi di + Europa, che riesce ad ottenere l’interessamento dell’Ambasciata che, grazie all’intervento di Chiara Saulle, nuovo Capo Console dal gennaio di quest’anno, finalmente registra la nascita del bambino dopo tre anni dalla sua nascita!

La dottoressa Saulle si è spesa con le autorità locali e sicurezza nazionale egiziana rivalutando con il suo impegno questa rete consolare che per tre anni ha ignorato i suoi doveri e obblighi, rendendosi complice dell’aggravarsi dell’incubo vissuto dalla donna.
Nel frattempo Certi diritti segue passo passo le pratiche amministrative fino al rilascio, da parte delle autorità egiziane di un nuovo permesso di soggiorno che permetta alla donna e al figlio, che nel frattempo ottiene il passaporto italiano, di ritornare in Italia.

Ma l’emergenza Covid-19 si abbatte di nuovo sulla famiglia, la donna non riesce a sposare il compagno, che intrattenendo una relazione non legittima con la donna, rischia di essere perseguitato dalle leggi egiziane e la sua situazione economica è drammatica visto che le viene a mancare anche parte dell’aiuto della famiglia alle prese con l’emergenza in Italia.
Finalmente la situazione si sblocca, anche grazie all’intervento del Ministero e oggi la donna con il figlio, dopo anni di peripezie, è riuscita a rientrare a Bologna! Resta in Egitto il compagno che appena possibile li raggiungerà in Italia e solo allora la situazione sarà definitivamente risolta.

Simona Leo, questo è il nome della donna, ringrazia Certi diritti ed in particolare Gabriella Friso, la responsabile di Affermazione civile dell’associazione, per l’impegno profuso, l’intervento di Certi diritti è stato risolutivo, l’On Riccardo Magi per il suo interessamento, l’Avv. Anna Tonioni di Bologna per l’auto dato nel seguire da Bologna le pratiche necessarie e l’Avv. Nadia Bosetti di Milano per le pratiche dello studio legale in Egitto. Fa notare inoltre che alcune sedi consolari italiane trascurano i nostri concittadini/e soprattutto le donne lasciandole sole in situazioni insostenibili all’estero, alcune di queste sono in contatto con lei che cercherà di dar loro voce nel prossimo futuro.

Questa vicenda una volta di più dimostra come le leggi in vigore nei vari stati e la commistione tra stato e religione possano condizionare pesantemente la vita delle persone e la libera scelta di vivere e crearsi una famiglia a seconda delle convinzioni e delle scelte personali.

Gabriella Friso dichiara: “Facile per noi condannare le leggi egiziane ma non dimentichiamoci che anche l’Italia ha costretto e costringe a vivere nella mancanza di diritti moltissimi figli/e di coppie omogenitoriali, le coppie dello stesso sesso legalizzate non come famiglie ma come “specifiche formazioni sociali” e le persone single che vorrebbero adottare dei bambini/e.”

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