Consiglio d’Europa e FRA: Europa e Italia devono proteggere le persone intersex

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Ci congratuliamo con il Commissario per i Diritti Umani del Consiglio d’Europa per l’importantissimo studio sui diritti umani delle persone con variazioni intersex“, commentaMorgan Carpenter, presidente diOII Australia (Organizzazione Internazionale Intersex Australia), che in questi giorni è impegnato in un tour di seminari accademici e non, in Italia, organizzato dalla ricercatriceMichela Balocchi e reso possibile grazie ai fondi della sua borsa di ricerca Marie Curie(FP7-PEOPLE-2013-IOF n.627162), con il supporto di Intersexioni e di Certi Diritti.

Il rapporto – continua Carpenter – contiene 8 chiare e semplici raccomandazioni e un’approfondita analisi della situazione attuale. Identifica molte aree cruciali da riformare per migliorare la salute e i diritti umani delle persone con variazioni intersex tra cui la fine di interventi chirurgici «normalizzanti» dannosi e non necessari, nonché la patologizzazione dell’intersessualità. Il rapporto chiede che venga favorita l’autodeterminazione delle persone intersex, la nostra inclusione nella legislazione contro le discriminazioni, il nostro accesso al sistema giudiziario e il nostro coinvolgimento in progetti di ricerca e nell’ideazione di misure di riforma. Infine si chiede flessibilità e autonomia nell’autoidentificazione di genere».

«Il rapporto del Consiglio d’Europa» – aggiunge Yuri Guaianasegretario dell’Associazione Radicale Certi Diritti – «ha il merito di mettere la questione intersessuale al centro dell’agenda europea per i diritti umani, ma il messaggio più importante è che non si debba più parlare di persone intersessuali in loro assenza e che si debba invece sostenere il movimento intersex. Anche per questo Certi Diritti ha eletto suo presidente onorario l’attivista intersex Alessandro Comeni».

Interessanti sono i dati riguardanti l’Italia che emergono dal rapporto dell’Agenzia Europea per i Diritti Fondamentali  che offre un’approfondita analisi della legislazione e delle politiche degli Stati membri dell’Unione Europea che interessano le persone con variazioni intersex.

Il rapporto sottolinea che le persone intersex potrebbero già essere protette dall’articolo 2 della Costituzione, anche se occorrerebbe una legge ad hoc per evitare di perpetuare la loro invisibilità politica e sociale e garantirne una più efficace protezione. L’obbligo di legge di registrare il sesso del nascituro sul certificato di nascita rafforza l’aspettativa sociale che i bambini debbano essere inquadrati in una categoria sessuale, il che influenza a sua volta la percezione della «necessità» di un trattamento medico qualora le loro caratteristiche sessuali siano atipiche, cosa questa che, quando non necessaria per la salute, viola l’integrità fisica e psichica del bambino. Inoltre ai genitori non viene offerto alcun sostegno psicologico, né alcun sostegno tra pari e spesso nemmeno alcuna informazione sulle associazioni esistenti di genitori e di persone con variazioni nello sviluppo sessuale (p. 4).

«Concordiamo con entrambi i rapporti – concludono Alessandro Comeni e Michela Balocchi, cofondatori di Intersexioni – quando affermano che moderni standard medici e giuridici devono improntarsi ai diritti umani delle persone con tratti intersex che rimarranno vulnerabili fintanto che verranno diagnosticati come donne o uomini con un disordine sanitario.Chiediamo al governo Italiano di legiferare immediatamente sul modello maltese per assicurare i diritti umani delle persone variazioni intersex».

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