A Roma il vice ministro Pistelli ha ragione a chiedere la modifica del codice di comportamento sportivo. A Sochi giornalisti italiani diano un senso alla libertà di espressione garantita agli atleti dal Comitato Olimpico Internazionale

Postato in: Politica
Tags:

Comunicato Stampa dell’Associazione Radicale Certi Diritti.

Roma, 6 febbraio 2014

Nel corso della risposta all’interrogazione del Sen. Lo Giudice su Sochi e diritti umani in Russia, il viceministro Pistelli ha sottolineato la necessità di modificare l’art. 6 del Codice di comportamento sportivo del CONI per introdurre l’esplicito divieto di discriminazioni basate sull’orientamento sessuale.

Yuri Guaiana, segretario dell’Associazione Radicale Certi Diritti, dichiara: «Il Viceministro ha perfettamente ragione e lo ringrazio per aver fatto sua la richiesta che l’Associazione Radicale Certi Diritti ha fatto al CONI e al Governo, estendendola però a ricomprendere anche l’identità di genere, con ben due lettere datate 18 gennaio e 4 febbraio. Speriamo che ora alle parole seguano i fatti».

Nel frattempo il Comitato Olimpico Internazionale ha risposto alle associazioni LGBTI Russe che chiedevano rassicurazioni contro possibili discriminazioni durante i Giochi di Sochi 2014 ai danni delle persone LGBTI, siano esse atleti, allenatori o semplici spettatori. Pur non avendo cercato di ottenere chiarezza dalle autorità russe su cosa sia consentito o meno fare alle persone LGBTI, il COI ha voluto garantire ai 14.000 giornalisti accreditati di fare liberamente il loro lavoro e ai partecipanti alle Olimpiadi la più piena libertà d’espressione, nel rispetto della Carta Olimpica, alle conferenze stampa, nelle interviste e sui social media.

Yuri Guaiana, segretario dell’Associazione Radicale Certi Diritti, dichiara: «Auspico che i giornalisti e i partecipanti italiani alle Olimpiadi di Sochi, a partire dal presidente Letta, esercitino quel diritto alla libertà d’espressione ed informazione anche per tutti quei cittadini Russi che generalmente se lo vedono negato. Prese di posizione chiare a favore dei diritti umani in Russia sono assolutamente necessarie in questo momento, pertanto chiedo a tutti di rifuggire l’auto-censura e ai giornalisti, in particolare, di fare le domande necessarie a rendere giustizia al contesto nel quale i giochi si terranno e di sollecitare prese di posizione a favore dei diritti umani delle persone LGBTI».

 

 


 

 

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni.

Sarà svolta per prima l’interrogazione 3-00665, del senatore Lo Giudice ed altri, sulla tutela dei diritti umani in relazione allo svolgimento delle Olimpiadi invernali di Sochi.

Il rappresentante del Governo ha facoltà di rispondere a tale interrogazione.

PISTELLI, vice ministro degli affari esteri. Signora Presidente, il Governo italiano ha seguito fin dall’avvio di questo contestato iter parlamentare la legge russa che vieta la diffusione di informazioni volte a formare nei minori «orientamenti sessuali non tradizionali».

Noi siamo convinti che l’entrata in vigore di questa normativa abbia rappresentato, e rappresenti, un pericoloso vulnus per la libertà di manifestazione e di associazione della comunità LGBT e, più in generale, apra la strada a più ampie limitazioni dei diritti umani e civili, in particolare della liberà di espressione in Russia.

Per questa ragione, fin dall’insediamento, siamo stati particolarmente attenti e sensibili a questo tema della discriminazione in relazione all’orientamento sessuale e, devo dire, non soltanto in relazione alla Russia, che è l’oggetto principale della interrogazione, ma esprimendo allarme e preoccupazione anche rispetto ad altri fatti. Cito, ad esempio, le leggi omofobiche recentemente adottate in Nigeria e in Uganda.

Fin dallo scorso anno l’Italia, sia a titolo bilaterale (e darò conto di questi interventi) che nel più ampio contesto multilaterale (e in particolar modo in due, Unione Europea e Consiglio d’Europa, di cui la Russia è uno dei principali membri), ha espresso preoccupazioni per questo provvedimento; anche perché, insieme ad altre misure restrittive sui diritti umani e di libertà fondamentali varate dalle autorità russe, il complesso di questi provvedimenti rischia di avere riverberi negativi sul partenariato strategico fra Italia e Russia.

Più specificatamente, anche in ragione del carattere universale e indivisibile delle libertà fondamentali che sono minacciate da questo provvedimento adottato dalla Duma, il Governo ha scelto di accordare priorità alla trattazione di questo tema nell’ambito dei fora internazionali (dalle Nazioni Unite, all’Unione europea al Consiglio d’Europa) perché in queste sedi, con forza, abbiamo potuto sottolineare la contrarietà della legislazione russa a tutti gli strumenti negoziali a tutela dei diritti umani, a cominciare, in sede ONU, dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, di cui la Russia è parte, nonché, in sede europea, alla stessa Convenzione europea dei diritti dell’uomo.

Abbiamo scelto, in buona sostanza, ogni volta una sede parametrata a uno strumento negoziale internazionale di cui la Russia era parte per contestare la contrarietà di queste normative rispetto agli strumenti pattizi di cui la Russia era parte. In tutte queste sedi abbiamo lanciato ripetutamente (e peraltro non da soli) appelli alla dirigenza russa presente affinché fossero rispettati gli impegni assunti in sede internazionale, a partire dal Consiglio d’Europa, in materia di non discriminazione, di libertà d’espressione, di associazione e di assemblea.

Ci sembra che tra tutti questi fora il binario dell’Unione europea sia quello più efficace e suscettibile di produrre risultati, poiché sostanzialmente l’Unione può iscrivere questi interventi di sensibilizzazione che svolge nel quadro istituzionale e concettuale del partenariato strategico con la Russia, che prevede specifiche e regolari consultazioni in materia di diritti umani. Nell’ultimo round di queste consultazioni (i cui contenuti vengono concordati a livello dei 28 Stati membri, quindi danno anche più forza la posizione negoziale), quello che si è svolto a Bruxelles il 28 novembre dell’anno scorso, c’è stato uno specifico capitolo dedicato alla situazione della comunità LGBT in Russia, all’interno della quale, non soltanto l’Italia, ma l’Italia insieme all’intera Unione europea ha chiesto esplicitamente alla controparte russa di riconsiderare con urgenza l’intera legislazione in questione.

Per il perseguimento di questo obiettivo l’Unione può avvalersi di linee guida dell’Unione europea sui diritti delle persone LGBT, che sono state redatte anche evidentemente con il nostro contributo in gruppi di lavoro e adottate a livello politico dai 28 Ministri degli esteri dell’Unione europea a giugno dell’anno scorso. È uno strumento dedicato alla promozione di questi diritti, chiaramente in chiave di condanna e di eliminazione di tutte le discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e l’identità di genere che vengono utilizzate nell’azione esterna dell’Unione europea e dei Ministri degli esteri dell’Unione europea attraverso démarche, dichiarazioni dell’Alto rappresentante e altre iniziative che abbiano valenza mediatica. Sono quindi linee guida che uniformano il comportamento dei Ministri dell’Unione.

Qui in Italia sapete che abbiamo ricostituito recentemente il Comitato interministeriale per i diritti umani (CIDU) su impulso del MAE e stiamo lavorando (mancano pochi mesi) a un evento a Roma, in occasione della giornata mondiale contro l’omofobia il 17 maggio, dedicato qui in Italia al tema dell’attuazione delle linee guida europee cui ho fatto riferimento a un anno dalla loro emanazione e anche a una ricognizione, alla luce del rapporto dell’Alto commissario ONU sulla violazione dei diritti umani delle persone LGBT, sullo stato attuale della situazione qui in Italia. In questa iniziativa sarà anche coinvolta la nostra rete diplomatica per le azioni di sensibilizzazione che il CIDU vuole svolgere durante l’intero semestre di presidenza italiana dell’Unione europea.

Dentro il Consiglio d’Europa, il comitato dei Ministri ha da poco esaminato il rapporto del Comitato direttivo sui diritti umani sull’applicazione della raccomandazione 5/2010 in materia di discriminazione basata sull’orientamento sessuale e l’identità di genere, che rappresenta lo strumento di pressione che possiamo avere in quella sede nei confronti dell’autorità di Mosca per riportarla ancora una volta, anche attraverso quel foro, su un giusto binario. Nell’ambito di queste discussioni, per quanto ci riguarda a Strasburgo l’Italia sta cercando di evitare ogni logica strumentale di contrapposizione che veda, da un lato, i cosiddetti valori tradizionali (questa è l’ottica russa) accompagnati da accuse nei nostri confronti di doppi standard o di creazione di diritti speciali e, dall’altro, l’ottica europea che è invece basata sulla universalità del diritto di ogni essere umano a non subire discriminazioni giustificate sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere, così come già avviene per le altre differenze razziali o di credo religioso.

Alle Nazioni Unite, per l’ultima sede multilaterale, il dossier LGBT ha recentemente assunto un’importanza prioritaria e insieme agli altri Paesi like minded, cioè sul nostro stesso orientamento, stiamo preparando il terreno per una nuova risoluzione in consiglio diritti umani sui diritti delle persone LGBT. Non è un’iniziativa facile, perché ad esempio si registrano resistenze nell’opinione pubblica di una parte della membership, ad esempio nei Paesi africani, ma penso che se sarà condotta a buon fine e giunta in porto, avrà effetti indirettamente positivi anche sulla vicenda russa.

Sul piano bilaterale la questione è stata oggetto di discussione con le controparti russe in occasione dei più recenti incontri che abbiamo avuto a livello ministeriale: la visita del ministro Bonino a Mosca il 15 giugno 2013; la Ministeriale esteri-difesa a Roma il 6 agosto 2013; il colloquio di Emma Bonino con il presidente della Commissione esteri del Consiglio della Federazione russa Mikhail Margelov il 9 settembre 2013 a Roma; il colloquio, ancora una volta, del ministro Bonino con il ministro Lavrov in occasione del Vertice intergovernativo di Trieste del novembre 2013. In ogni circostanza – qui e là – il tema è stato sistematicamente dibattuto.

In questi giorni, come avete visto, il Presidente del Consiglio ha confermato la sua partecipazione alla cerimonia inaugurale dei Giochi olimpici di Sochi: circostanza a cui – ricordo – interverranno anche – mi fa gioco ricordare questo elemento per una cosa che dirò dopo – il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-Moon, il segretario generale del Consiglio d’Europa Jagland e, soltanto limitandoci all’Unione europea, nove Capi di Stato e cinque Capi di Governo.

Il Presidente del Consiglio ha ribadito pubblicamente, come sapete, la contrarietà dell’Italia a qualunque normativa discriminatoria nei confronti degli omosessuali in ambito sportivo e non e, dunque, ribadendo che proprio la presenza di altissimo livello dell’Italia a Sochi diventerà un’ulteriore occasione per reiterare questa posizione agli interlocutori russi nel quadro di un dialogo che noi riteniamo consolidato e costruttivo, ma anche molto franco ed onesto, senza reticenze.

Quindi credo che la presenza del Presidente del Consiglio a Sochi testimonierà il valore annesso da parte italiana allo sport come momento e strumento di dialogo tra le società civili a livello globale: un esercizio che deve essere complementare al dialogo politico che appoggiamo con convinzione. All’interno di questo dialogo è possibile per noi sviluppare anche temi delicati ed importanti quale quelli a cui abbiamo fatto riferimento.

Voglio infine ricordare una cosa. Nel corso dell’incontro informale dei Ministri dello sport che si è tenuto a Vilnius il 1° ottobre dello scorso anno, è stata pronunciata una dichiarazione cui hanno aderito 18 Stati membri dell’Unione europea, tra cui l’Italia, che riconosce il valore dello sport come linguaggio universale per educare le persone ai valori del rispetto delle diversità, della tolleranza e della correttezza, nonché come mezzo per combattere tutte le forme di discriminazione e favorire l’inclusione sociale di tutti.

Proprio stamani è apparsa la notizia per cui il segretario generale Ban Ki-Moon, proprio intervenendo in sede di Comitato olimpico internazionale, alla vigilia dell’apertura dei Giochi, ha testualmente detto: «Il mondo alzi la voce contro gli attacchi ai gay» e ha ribadito l’impegno in tal senso. Considerando questa notizia, dico che noi riteniamo urgente che anche il nostro Paese, avendo aderito convintamente allo spirito di Vilnius, passi dalle dichiarazioni ai fatti, colmando una lacuna che a tutt’oggi permane nel codice di comportamento sportivo del nostro Comitato olimpico nazionale, dove all’articolo 6, sul principio di non discriminazione, manca di citare proprio quello in relazione all’orientamento sessuale. Quindi, c’è qualche compito per casa che anche noi dobbiamo fare: questa è la segnalazione che garbatamente, ma fermamente, rivolgiamo al Comitato olimpico nazionale. Ce lo impone la coerenza con quanto abbiamo fatto e detto fino ad oggi e – aggiungo – la coerenza che ci serve ad essere anche più credibili in termini di candidatura per le Olimpiadi del 2024.

Per questo insieme di motivazioni, abbiamo infine deciso di rivitalizzare, nel quadro del nostro complesso ed articolato partenariato con Mosca, anche il Foro di dialogo delle società civili. Penso – spero – che esso potrà costituire un’ulteriore ed utile piattaforma di confronto, di approfondimento e di riflessione anche su questo tema che l’interrogazione pone con decisione, cioè la discriminazione in base all’orientamento sessuale, in modo tale da tutelare in modo convincente la libertà di espressione.

LO GIUDICE (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LO GIUDICE (PD). Signor Presidente, ringrazio il vice ministro Pistelli per l’articolazione e anche la complessità della risposta che ha voluto dare e che sicuramente contiene degli elementi positivi.

In particolare voglio sottolineare l’annuncio, che è stato fatto qui, di una iniziativa per il 17 maggio prossimo, Giornata internazionale contro l’omofobia, che accolgo con grande piacere, così come la posizione espressa dal Governo in merito alla necessità che il Comitato olimpico italiano si doti di una modifica all’articolo 6, in materia di antidiscriminazione, inserendo l’orientamento sessuale e – mi auguro – anche l’identità di genere.

Così come prendo atto molto favorevolmente dell’elenco di impegni in cui il Governo è stato coinvolto in questi mesi di cui avevamo avuto già notizia in ulteriori interlocuzioni con il Ministero.

Rimane un punto, a mio giudizio, molto importante su cui conto che effettivamente il Governo, in particolare il Presidente del Consiglio, voglia avere un atteggiamento molto chiaro nella giornata di domani quando si legherà tutto a Sochi.

Il vice ministro Pistelli ricordava le parole molto chiare e nette del segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon pronunciate questa mattina proprio di fronte al comitato olimpico internazionale. Mi auguro che anche il dottor Mario Pescante, ricordato nell’interrogazione presentata da Josefa Idem e sottoscritta da me ed altri 20 senatori, fosse presente ad ascoltare le parole del Segretario generale dell’ONU che sono state molto, molto chiare.

Mi aspetto quindi che il comportamento del Governo e la posizione annunciata del presidente del Consiglio Letta domani a Sochi siano altrettanto chiari a partire da un presupposto che è questo: esiste uno spazio di autonomia dell’aspetto sportivo delle olimpiadi che evidentemente non deve essere toccato da polemiche politiche.

Mi auguro che la delegazione italiana possa partecipare con il numero maggiore possibile di successi. Evidentemente, lungi da noi l’intenzione di produrre una sorta di boicottaggio di quelle olimpiadi.

Esiste però un livello di politicizzazione di queste olimpiadi, che ha pochi precedenti, da parte del presidente Putin. Credo che, così come è accaduto in altre occasioni (penso alle olimpiadi del 1936 a Berlino con la vittoria simbolica di Jesse Owens che ha modificato l’impianto politico che Hitler aveva voluto dare a quelle olimpiadi, o a quello che è successo nel 1968 con il gesto degli atleti di colore contro le politiche razziali del loro stesso Paese, cioè degli Stati Uniti), anche in questo caso l’aspetto politico della manifestazione non sia e non sia solo un’esaltazione da parte di Putin del proprio sistema di potere e della propria persona, ma possa portare con sé anche il tema dell’attenzione sulla questione dei diritti violati in Russa, in particolare (perché questo è il tema forse più scottante di questo ultimo anno), quelli delle persone lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuali.

Al riguardo sono state assunte posizioni molto forti, più di quelle dell’Italia da parte dei leader di grandi Paesi occidentali (Stati Uniti, Germania, Gran Bretagna e Francia). L’Italia ha un compito in più perché l’Italia rispetto a questi è un Paese al cui interno il rispetto dei diritti delle persone LGBT è particolarmente non tutelato.

Esiste uno spread tra i diritti di queste comunità nel nostro Paese e quello degli altri Paesi europei crescente perché mentre noi stiamo fermi, il riconoscimento dei diritti negli altri Paesi continua a raggiungere tappe differenti.

Noi andiamo oggi a Sochi anche per promuovere la candidatura alle olimpiadi di Roma del 2024. Facciamo in modo (non è solo paradosso) che da qui al 2024 non sia l’Italia a dover essere oggetto di attenzione da parte della comunità internazionale per la violazione dei diritti delle persone LGBT.

Mi auguro quindi che la giornata di domani possa essere segnata anche da un gesto riconoscibile dell’Italia nei confronti della comunità internazionale, a partire da un presupposto (cito delle parole che condivido pronunciate ieri da Romano Prodi): che le olimpiadi sono sempre state il momento della cessazione delle guerre, e questo va rispettato.

Condivido sia l’impostazione che l’affermazione. Aggiungo che quando si cessano le guerre, ebbene quello è il momento della politica. Ed è la politica che deve, per l’appunto, gestire uno spazio di pace, qual è quello delle olimpiadi, facendo in modo però che la pace non sia negazione dei diritti, ma che sia, secondo quella considerazione avanzata che oggi il consesso delle nazioni civile non può che considerare essenziale e prioritario, il luogo in cui i diritti e il benessere di tutte le cittadine e di tutti i cittadini sia promosso in modo paritario ed egualitario.

Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+0

Articoli correlati:

Change this in Theme Options
Change this in Theme Options