In Uganda c'è chi resiste all'onda integralista. Subito dialogo con forze democratiche e liberali africane che hanno scongiurato adozione legge antigay
Nuovo appello al Parlamento, al governo italiano e all’Unione Europea.
Comunicato stampa Associazione radicale Certi Diritti
Roma, 15 dicembre 2012
In queste ultime due settimane l’Associazione Radicale Certi Diritti ha sviluppato una serie di contatti e incontri con esponenti politici e del Parlamento ugandese e con diplomatici italiani coinvolti nell’area, per monitorare l’andamento del dibattito parlamentare sulla proposta di legge che inasprisce pene contro le persone omosessuali e transessuali fino a introdurre la pena di morte.
Nel fitto giro di contatti e colloqui avuti con politici di primo piano del Parlamento ugandese e del corpo diplomatico accreditato in Uganda ed in Africa, svolti in particolare dal Senatore Marco Perduca, membro della Commissione Diritti umani del Senato, dall’Onorevole Elisabetta Zamparutti e Sergio D’Elia, dell’AssociaziOne Nessuno Tocchi Caino, dal segretario nazionale Yuri Guaiana e da Sergio Rovasio, Consigliere Generale del Partito Radicale Nonviolento, abbiamo preso consapevolezza di più di un riscontro positivo in merito alla fondatezza della posizione del Premier ugandese quando recentemente, davanti ad alcuni diplomatici europei, ha affermato di essere contrario alla eventuale approvazione della legge antiomosessuale.
Il progetto di legge denominato ‘Kill the Gays bill’ per il momento giace in Commissione. Questo non significa che la situazione sia risolta e che tutti i problemi siano stati appianati. Significa soltanto che bisogna conoscere più a fondo la realtà ugandese, e africana e avviare quanto prima politiche di dialogo con coloro che fino ad oggi hanno dimostrato ragionevolezza e attenzione ai diritti civili e umani anche della comunità Lgbt(e). Comprendere meglio la posta in gioco ed evitare di dare nuovi argomenti alle forze integraliste e oscurantiste di quel paese che, tra l’altro, sostengono che l’impegno internazionale contro la legge omofoba sia una delle tante ingerenze occidentali e neocolonialiste in atto, alimentando così la demagogia e l’odio omofobo.
L’impegno ed il sostegno internazionale non devono mancare, anzi si devono moltiplicare e rafforzare per evitare che il prossimo Parlamento prenda in esame ed approvi la proposta criminale. Ma si devono evitare toni di scontro, valorizzando e sostenendo quelle forze politiche che si oppongono all’oscurantismo montante e sappiano interpretare, alla luce della cultura e della storia africana, i diritti fondamentali e il rispetto della dignitià di tutti e di tutte.