‘Uomo, gay, innamorato e discriminato’: omossessualità e integrazione in città – La storia di Riccardo (Certi diritti)

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Articolo di Riccardo Cristiano, dell’associazione radicale Certi Diritti, pubblicato dal quotidiano ‘Calabria Ora’ domenica 8 gennaio 2012.

E’ apprezzabile la buona volontà di Giulia Zampina che con il suo articolo “Gli amori diversi di gente normale a Catanzaro” si è guadagnata la prima pagina di oggi parlando di coppie gay nel catanzarese. Non posso fare a meno, però, di notare alcune inesattezze e luoghi comuni. Prima di farlo vorrei presentarmi dicendo da subito che da dodici anni vivo con il mio compagno e che la maggior discriminazione la riceviamo dallo Stato e non dalle persone che ci circondano.

Sono un dipendente pubblico, ho 34 anni e la mia dolce metà ne ha 41, impiegato nel settore privato. Per dare un significato al disagio che una coppia dello stesso sesso vive nel rapportarsi con le istituzioni abbiamo deciso di intraprendere la via “politica” facendo parte dell’Associazione Radicale Certi Diritti, che dalla sua fondazione si occupa, tra le altre cose, del riconoscimento giuridico delle coppie omosessuali e per una profonda riforma del diritto di famiglia. Manifestiamo pubblicamente la nostra presenza, il diritto di esistere in un ambiente sociale che muta, ma che ancora conserva ampie sacche di pregiudizio, alimentate da tanta mancata e cattiva informazione.

I Pride sono delle parate che si svolgono una volta l’anno, un po’ come le sfilate dei bersaglieri o che so, del carnevale di Viareggio, e rappresentano i moti di Stonewall che a New York il 27 giugno del 1969 diedero inizio alle rivendicazioni dei primi gruppi omosessuali, mentre per l’Italia dovremo aspettare il ’71 con la nascita del F.U.O.R.I. (Fronte unitario omosessuale rivoluzionario italiano). Ad alcuni questo scendere in piazza potrà non piacere, ma rappresenta comunque una rivendicazione degna di nota che vede l’intero panorama della comunità LGBTQIE impegnata nel rivendicare i propri diritti di cittadini come tutti gli altri.

Torno sull’articolo che ho letto con attenzione e curiosità fino all’ultima riga. Precisiamo che il termine “outing” equivale allo “sputtanamento” cioè allo spiattellare in pubblico l’orientamento sessuale di una persona, senza il suo consenso. Questo non è da confondere con il suo opposto “coming out” dall’inglese “venire fuori”, pratica utilizzata da chi vuole spontaneamente far sapere ai più del proprio orientamento e non “tendenza” sessuale, con il fine di essere accettato e rispettato.

La questione poi del cambio di sesso riguarda solo le persone in transizione, che sono definite F to M se transitano da femmina a maschio mentre M to F se da maschio a femmina, quindi nessun omosessuale, uomo o donna che sia, ha come scopo nella vita la riattribuzione del proprio sesso. Spesso capita poi che siano gli stessi omosessuali a ghettizzarsi, come diceva Francesco nell’articolo e l’esistenza di locali prettamente gay non facilita l’integrazione, ma di certo per un ragazzo o una ragazza che si affaccia al mondo gay, questo rappresenta l’unico modo per non sentirsi emarginati. Ricordo quando credevo di essere l’unico al mondo a provare queste sensazioni, ma non appena ho scoperto le chat e internet, mi sono sentito meno solo, e dire che siamo così tanti!

Da quel lontano ‘69 a New York ne sono cambiate di cose, fu una Drag Queen a lanciare una scarpa col tacco contro un poliziotto di quelli intenti ad arrestare e pestare le persone “diverse”, a ribellarsi per affermare il diritto di vivere e di essere rispettati. I popoli da sempre si autoregolamentano per mezzo di leggi, della politica, e lo fanno con tenacia, a volte scendendo in piazza come le manifestazioni femministe degli anni sessanta o per difendere il diritto di divorziare se un matrimonio non è basato più sull’amore. Perciò mi chiedo, cosa c’è di sbagliato nel desiderare ardentemente un cambiamento che estenda il diritto di coppia anche alle persone omosessuali?

Nell’articolo non ho letto per esempio dei grandi temi che attanagliano tutte le principali associazioni gay: parità di diritti come coppia dinnanzi alla legge, assistenza in ospedale, reversibilità della pensione, e non ultimo l’omogenitorialità. Pochi, infatti, parlano dei figli delle coppie omosessuali, che spesso vanno all’estero per concepire, o sono frutto di precedenti unioni. Questi bambini per la legge non esistono, pensate se due donne decidono di avere un figlio, solo una di loro sarà biologicamente il genitore, mentre l’altra sarà una sconosciuta. E che succede se la madre biologica viene a mancare? Di certo il bambino sarà affidato ai servizi sociali, e l’affetto che legava questa coppia sarà solo un ricordo.

Si parla anche poco di disabili e omosessualità, noi dell’Associazione Certi Diritti ci occupiamo anche di questo, e cioè del diritto di amare delle persone con handicap. Le battaglie che affrontiamo quotidianamente sono tante, ma lo facciamo con la consapevolezza che qualcosa cambierà se saremo noi i primi a volerlo, uscendo a testa alta ogni mattina o quando le circostanze lo richiederanno. Sono felice con il mio compagno, lo amo, e per questa ragione che vorrei veder riconosciuto il diritto alla nostra esistenza come coppia. Credo che sia giusto difendere il diritto alla famiglia, perché come dice qualcuno, la famiglia è una sola… eh sì, ed è fondata sull’amore, poco importa se sono due persone dello stesso sesso, l’importante è non svendere mai i sentimenti, per nessun motivo.

Riccardo Cristiano

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