Legge contro l’omofobia naufraga prima dell’aula

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Pari Opportunità. La norma contro le discriminazioni (e la violenza) sui gay dovrebbe arrivare a Montecitorio appena archiviato il biotestamento. Ma non ha i numeri per passare. Concia: “Pronti a proporre un’iniziativa popolare”. Di Angela Gennaro – Il Riformista 12 luglio 2011

Attesa in aula a Montecitorio in questi giorni, la discussione sulla proposta di legge sull’omofobia, slitta ancora di una settimana. L’appuntamento, salvo sorprese, è per martedì prossimo, archiviato – e mandato al Senato – il controverso capitolo testamento biologico. Ma la legge contro l’omofobia appare destinata all’affossamento. Lo dicono i numeri dell’aula. Da una parte Lega, Pdl e Udc. Dall’altra Pd, Idv e Fli – che in commissione ha votato a favore del testo.
Una legge “di civiltà”, rivendicano dal Pd, “che introduce delle aggravanti per chi discrimina per motivi legati alle scelte sessuali”. Già perchè l’omofobia continua ad essere una vera e propria emergenza”. Un’emergenza che si manifesta nella cronaca, costellata di discriminazioni e aggressioni: l’ultima a Roma pochi giorni fa. Protagonisti – loro malgrado – due ragazzi omosessuale di 30 anni, rincorsi e minacciati per i viali di Villa Borghese – spiega Fabrizio Marrazzo, portavoce del Gay Center – da un gruppo di dieci “giovani e giovanissimi che hanno preso a rincorrerli”.
Paola Concia, comunque, non si arrende di fronte ai numeri e promette battaglia. “Non mi arrendo, no”, chiosa: “Se proprio affossamento deve essere, il Pd raccoglierà le firme per una legge di iniziativa popolare”. Già. E quando a settembre si riaprirà il dibattito sulle unioni civili, riuscirà il Pd a trovare una posizione comune? “Assolutamente sì, ci stiamo lavorando”, assicura la Concia.

Legge popolare ma anche valorizzazione del “lavoro fatto dalle regioni”. La proposta arriva dalle associazioni glbt, e il modello legislativo di riferimento è la legge della Regione Liguria. Un testo “dal quale prendere esempio anche a livello nazionale”, spiega Sergio Rovasio, segretatio dell’associazione radicale Certi Diritti.
Certi Diritti sarà in piazza insieme con una ventina di altre associazioni, Pd, Idv, Sel e Fli, per un sit-it davanti a Montecitorio il 19 luglio, in contemporanea al voto in aula. “Per denunciare quel che fanno i soliti noti, gli integralisti dell’ipocrisia politica italiana, la casta politica per motivi di asservimento al Vaticano o per totale disinteresse dei temi sociali”, tuona Rovasio.

Udc, Pdl e Lega “vogliono uccidere questa legge, utilizzando lo strumento più che pretestuoso delle pregiudiziali di costituzionalità, così come era già accaduto il 13 ottobre del 2009”, si sfoga la Concia. “Sono dei codardi: invece di entrare nel merito del testo, umiliano gli omosessuali e i transessuali di tutta Italia evitando di aprire un dibattito sul testo”. Un testo, assicura, che estendeva anche ad altre categorie l’aggravante per chi commette i reati. “Come giustificano il fatto di non voler fare una legge contro le discriminazioni che ricalca il Trattato di Lisbona?” si chiede la deputata Pd.

Dal Pdl, Enrico Costa, che della Concia ha preso il posto come relatore del ddl alla Cmaera, spiega che “avrebbe auspicato un dibattito e una soluzione condivisa”. Ma “non c’è né tempo né modo, dato il voto sulle pregiudiziali”. Pregiudiziali poste dalla maggioranza della quale fa parte. “Dico solo che sarei stato disponibile, perchè per questo tema non c’è logica partitica” spiega. Ci sono “motivazioni tecniche”, spiega Costa, rimandando al mittente le accuse dell’opposizione. “Sono un laico e non c’è motivazione vaticana per me”, assicura: “Faccio piuttosto una valutazione di diritto: il testo non è stata adattato alla normativa europea”. Anzi, era “molto più equilibrato il testo Soro”, ovvero la prima versione del ddl antiomofobia: “La Concia lo sforzo l’ha fatto, ma in extremis e in parte”. Il punto, per il deputato del Pdl, è piuttosto un altro. “Sono contario a un diritto penale legato alle motivazioni, Sono per il diritto penale del fatto”, conclude Costa.

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