ALCUNI PEZZI DELLA VITA GAY MILANESE E LA GUEST STARS LETIZIA MORATTI

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MORATTI-GAY: IL SOLITO PASTICCIO ALL’ITALIANA (Daniela Tuscano. 4 Giugno 2007)

Andiamo con ordine. Il Sindaco (rigorosamente al maschile, per un curioso paradosso le antifemministe più viscerali rifiutano con convinzione ogni adattamento di genere), il Sindaco di Milano, Letizia Moratti, rifiuta il patrocinio al festival gaylesbico.

È la prima volta in 21 anni: nemmeno il suo predecessore Albertini, già soavemente ironico sul Pride (da antologia l’esternazione: “A questo punto propongo l’orgoglio onanista, sono sicuro parteciperebbero in tanti”) aveva osato tanto. Ma da un anno a questa parte l’aria, già infida e velenosa, si è fatta più tracimante, truculenta, oppressiva. A suonare la grancassa, come al solito, quel Papa che la destra italiana ha eletto come campione di un’intolleranza camuffata alla meno peggio da “difesa dei valori tradizionali”. Dal Convegno di Verona in poi è stato un crescendo di fulmini, saette, maledizioni, anatemi, subito fatti propri dai nostri politicanti di entrambi gli schieramenti, ma del tutto compatti appunto a destra. Il Family Day – con gli applausi al pluridivorziato re del consumismo e a un devoto concubino con nome quantomeno imbarazzante per un padre di famiglia – l’ha confermato.
Possiamo condividere le parole di Barbara Pollastrini: “Insensibilità culturale, prima che politica”. Ma solo nella misura in cui il sindaco Moratti, come tutto il suo schieramento, della cultura diffida. Anzi, le sta proprio sull’anima. Come affermava Qualcuno tempo fa, la cultura affievolisce gli animi, li svirilizza, rallenta l’efficienza, insomma fa diventare tutti un po’ omosessuali. Il problema, tuttavia, è a monte. Immaginiamo bene cosa deve aver pensato la Moratti. Le è bastato leggere quell’aggettivo, “gaylesbico”, per ritenere che dovesse necessariamente trattarsi di una porcheria, indegna di una città sana ed efficiente come Milano. Si sa: gli omosessuali, per natura, sono perversi e immorali, l'”eclissi di Dio”, i rovinafamiglie, insomma i responsabili di tutto il male del mondo dalle Guerre Puniche in poi. Dunque, niente patrocinio. Ovvio, no?
Cosa in realtà celi il gran rifiuto lo spiega però assai bene il suo assessore, Carlo Masseroli. Il cui teorema non fa una piega: “Gli omosessuali non hanno delle famiglie costituite [anche perché, quando tentino di costituirsene una, i paladini dell’Ordine alla Masseroli glielo impediscono con tutti i mezzi necessari, n.d.A.] , e si possono permettere un tenore di vita superiore alla media[…]. E allora perché dovremmo finanziarli?”. Chiarissimo. Dopo aver esortato il Comune a impegnarsi piuttosto a “manifestazioni culturali in difesa della famiglia”, ecco l’illuminante conclusione: “Io non ho nulla contro gli omosessuali, ma il loro festival è una cosa che già esiste, anche senza l’etichetta di Palazzo Marino. Troverei assurdo che il Comune diventasse il rappresentante del mondo gay”. Qui siamo di fronte a un salto di qualità.
Che Masseroli consideri gli omosessuali dei vitaioli debosciati che trascorrono la loro pigra e peccaminosa esistenza fra party, moda, vip ed erre frocia, e non possano anche essere operai, spazzini, bancari, pizzicagnoli o magari disoccupati, a questo punto non ci sorprende più. Sappiamo bene che non è lui che ce l’ha con gli omosessuali, sono quelli che sono finocchi. Ma colpisce la chiosa finale. Che i contribuenti milanesi sappiano: il Comune rappresenta soltanto gli eterosessuali, immaginiamo regolarmente sposati e con prole. Anzi, uno dei suoi esponenti trova “assurdo” rappresentare il mondo gay. Mi sento allora di lanciare un appello ai cittadini GLBT: poiché il vostro Comune trova “assurdo” rappresentarvi, trovo io altrettanto “assurdo” che continuiate a pagargli le tasse. Moratti, Masseroli & compagnia bella vadano a chiederli alle operose famigliole etero per cui si battono e che trovano decoroso rappresentare. E magari, invece di lanciare astratti e insulsi proclami, gli rimedino anche un lavoro passabile, ché di chiacchiere la gente, omo o etero che sia, si è rotta le scatole.
Sono certa che uno sciopero fiscale sortirebbe risultati assai più significativi di impennate e indignazioni e cortei. E allora forse il nostro piccolo Torquemada, il nostro assessore Masseroli, vedrebbe con occhio diverso quei ricchi spendaccioni sodomiti. Magari li corteggerebbe pure. Cosa non si fa per i danée, vero, assessore?…
Post scriptum. Leggo che Francesco Italia, direttore di Gay.tv e grande sponsor della “signora Moratti”, si dichiara “molto addolorato” per il diniego di quest’ultima. Non è la prima volta che s’addolora, mi pare. Eppure l’immarcescibile golden boy casca dalle nuvole: “Consideravo la mia candidatura un segnale di apertura al nostro mondo, mi sembra [gli sembra!, n.d.A.] che le cose stiano cambiando”. Come se, prima di queste sortite, la destra italiana fosse stata sempre tenera, rispettosa e solidale con i gay, come se non si fosse mai udito parlare, da parte sua, di “culattoni, meglio fascisti che froci, peccatori, deviati” e chi più ne ha più ne metta. Come se il loro capo, non più di un mese fa, non avesse sghignazzato davanti ai monzesi che “i gay stanno tutti dall’altra parte”. Italia, evidentemente, di tutto quanto non ha mai sentito parlare, o, se lo ha sentito, ha fatto spallucce, ché tanto non toccava il suo “particulare”, il dorato mondo di vetrine in cui pochi privilegiati, di tutte le provenienze e di tutti i gusti sessuali, sguazzano felici e trasognati. Poiché, alla fine, è questo il vero problema degli Italia e dell’Italia intera: i brutti, i cattivi, gli sfigati, i poveracci, i froci e le lesbicone – quelli non griffati, intendo – sono sempre gli “altri”. A noi basterebbe badare al nostro orticello. Sentendoci, tutt’al più, “molto addolorati”.

 

LETIZIA MORATTI NON FINANZIERà GLI EVENTI DELLA CULTURA GAY(TINO FIAMMETTA.24 Giugno 2007)

Ma l’arte non è solo etero

CORSO VENEZIA non è Christopher Street e Milano oggi sembra ancora più lontana da Manhattan, ma la presa di posizione omofoba del sindaco Letizia Moratti e del suo vice Riccardo De Corato di An è francamente inaccettabile. De Corato ieri ha dichiarato, a latere della meritevole iniziativa contro la giornata mondiale del pedofilo che l’amministrazione non sosterrà più in futuro, né con finanziamenti né con patrocinio, manifestazioni gay. Anche un festival di cinema, teatro, danza e fotografia? Una retrospettiva alla Triennale di Andy Warhol? La mostra Arte e Omosessualità che piace al critico e assessore Vittorio Sgarbi. Sanno che il Cenacolo esposto alle Grazie è il capolavoro di un genio gay? Con una rozzezza inspiegabile anche in un neo-con o in un teo-con, si mette sullo stesso piano la «parade», la sfilata colorata, criticabile e trasgressiva dell’orgoglio gay, e qualsiasi altra manifestazione omosessuale. Letizia Moratti, che ha professato nel pomeriggio «massimo rispetto per chi vive in modo diverso la sua sessualità», può anche non dare il suo patrocinio al Gay Pride: è un atto politico, condiviso da molti conservatori e cattolici. Ma non può definire normale quello che è anormale nelle altre città d’Europa e del mondo, dove i sindaci sfilano tranquillamente con lesbiche e gay. Sembra dimenticare che Milano deve gran parte delle sue eccellenze, non solo nella moda, alla loro creatività. Come questo Paese nell’arte, nel cinema, nella musica. Pare rimuovere, quando afferma di essere il sindaco di tutti, che si riferisce a quella che non è minoranza irrilevante, per numero e ruolo, nella metropoli lombarda. Ma soprattutto, ci meraviglia e dispiace, non dimostra tolleranza e sensibiltà, confonde il carnevale con la testimonianza tranquilla di persone che vivono fra noi. Sul lavoro, nella vita sociale, in famiglia. Anche in chiesa e non mi riferisco agli scandali che hanno sconvolto la Chiesa di Roma. Walter Veltroni a Roma ha partecipato. Non solo perché si candida alla leadership del futuro Partito Democratico. Forse è più vicino a New York di quanto lo sia chi si candida all’Expo Mondiale del 2015.

 

 

ANNULLATA A MILANO LA MOSTRA D’ARTE GAY “VADE RETRO”(da agayn in Cronaca Gay, Eventi Gay.16 Luglio 2007)

E così siamo giunti all’epilogo delle tristi polemiche riguardanti la Mostra d’Arte Gay “Vade Retro. Arte e Omosessualità. Da Van Gloeden a Pierre et Gilles”, inizialmente in programma a Milano dal 9 luglio fino a novembre.
La Mostra non si farà. Troppi gli ostacoli da parte di Letizia Moratti e del Comune di Milano, troppe le censure sulle opere esposte (ben 10 delle 150 opere sarebbero state giudicate scandalose e offensive per il pubblico milanese).

 

 

LETIZIA MORATTI,LA STREGA CATTIVA DEI GAY(da agayn in Cronaca Gay, Eventi Gay, Gay Pride, Politica Gay.2 Agosto 2007.)

E’ lei la donna più odiata dalla comunità gay milanese. E’ Letizia Moratti, Sindaco di Milano da più di un anno. Non ci sono dubbi, alla sindachessa il mondo omosessuale fa paura e dopo aver fortemente ostacolato l’avvio della mostra d’arte gay Vade Retro e aver negato sostegno a patrocinio al Festival Internazionale di Cinema GayLesbico di Milano, questa volta sono i gay milanesi a rifiutare un suo invito, decisi a non voler comparire in alcuna iniziativa del Comune di Milano

 

LETIZIA MORATTI CONTRO GAY PRIDE(da ANSA.7 Giugno 2008)

Aperto da uno striscione con la scritta ‘Ma non togliamo il disturbo’, è partito a Milano da Corso Venezia il corteo del Gay Pride Milanese. Festosa, chiassosa e colorata come ogni parata degli omosessuali e delle lesbiche, la manifestazione si concluderà in Piazza Castello. Prima della partenza sono stati distribuiti centinaia di foglietti bianchi adesivi con una X rossa che i manifestanti dovranno attaccare sulla bocca passando in piazza Duomo. “E’ la nostra forma di protesta – ha detto Aurelio Mancuso, presidente Arcigay – per ribellarci a chi vorrebbe ridurci al silenzio”. Il corteo è formato da cinque carri addobbati di palloncini e festoni e motivi luccicanti. […]SILENZIO CON CEROTTI SU BOCCA IN PIAZZA DUOMO
Per circa 20 minuti la parata del Gaypride milanese è diventata muta e silenziosa. E’ stato quando il corteo è passato per Piazza Duomo: le musiche sono state spente, gli altoparlanti abbassati, e tutti i partecipanti si sono incollati un cerotto sulla bocca. Dopo una ventina di minuti la musica è riesplosa e il corteo è tornato chiassoso come prima. Lo stop silenzioso della parata milanese è stato deciso come momento di protesta “contro chi vuole ridurci al silenzio”. Prima di entrare in Piazza Duomo tutti hanno quindi incollato sulla bocca un adesivo bianco con una X e la scritta ‘Christopherstreetday’. Terminato il passaggio i partecipanti hanno strappato il bavaglio dalla bocca riprendendosi la loro voce. La pausa ha colto molti passanti di sorpresa. “Ma cos’é un funerale?”, ha chiesto qualcuno davanti al silenzio improvviso.
TRANSEX: VOGLIAMO LAVORO DIURNO
“Gli italiani ci obbligano a prostituirci – noi vogliamo un lavoro diurno”. E’ il cartello portato da un transessuale della Fenice, associazione nazionale Transex e Transgender al corteo dei gay pride milanese. “Siamo tra le categorie più discriminate e prese in giro – hanno detto – ci trattano come delle caricature, ma noi siamo solo delle persone normali che vogliono un lavoro normale”. Il corteo si svolge sotto un cielo nuvoloso e prossimo al temporale. Molti i curiosi che durante il percorso si fermano a scattare fotografie o a salutare i partecipanti.

 

MILANO: LETTERA APERTA AL SINDACO MORATTI PER LA CHIUSURA DELLA GAY STREET(da GAY.TV 26 Agosto 2008)

In riferimento all’ordinanza di chiusura anticipata del locale After Line di via Sammartini 25 a Milano del 14 dicembre 2007 disposta dal Comune di Milano e revocata con sentenza del Tar della Lombardia ed in seguito reiterata da codesto Comune dopo sentenza di appello del Consiglio di Stato facciamo presente quanto segue:
Detta ordinanza si basava su una relazione della Questura di Milano nella quale si affermava che gli esercizi commerciali e pubblici esercizi della via Sammartini  “costituiscono luoghi di ritrovo di soggetti dalla chiara tendenza omosessuale tendenti al consumo di stupefacenti e all’abuso di sostanze alcoliche e soliti a gesti di intemperanza, oscenità e disturbo agli abitanti della zona”.
In tutte le vie della “movida” milanese si denuncia l’abuso di sostanze alcoliche e stupefacenti nonchè il disturbo agli abitanti della zona ma, in nessun caso, si ritiene di far rilevare che di ciò “sono responsabili soggetti dalla chiara tendenza eterosessuale”? come hanno evidenziato anche alcuni deputati radicali in una interrogazione parlamentare rivolta ai Ministri dell’Interno e delle Pari Opportunità. In via Sammartini la sessualità dei clienti però assume rilevanza.
Agli scriventi sembra di percepire una non troppo latente discriminazione nei confronti degli omosessuali che frequentano la via, che a partire dal 1993 si era qualificata per la presenza di varie attività commerciali e culturali rivolte espressamente alla comunità gay e lesbica.
Altresì ci sembra che il provvedimento sindacale adottato sia eccessivo in quanto se alcune manifestazioni di comportamento inurbano si sono verificate, queste potevano essere ascritte alla clientela di un ben determinato ed identificabile bar ma non a tutti indistintamente i frequentatori della via; tenuto anche conto che l’After Line in quindici anni non ha mai subito alcuna sanzione per la sua attività.

 

 

ALLA MORATTI PIACCIONO SOLO I GAY MORTI DA 500 ANNI(da aelred in: Arte e cultura Omofobia.28 Novembre 2008)

Con sussiego e una punta di orgoglio, il sindaco di Milano Letizia Moratti ha accolto l’arcivescovo Dionigi Tettamanzi, per mostrargli il documento che da ieri è esposto a Palazzo Marino: l’atto di nascita che attesta la “milanesità” di Michelangelo Merisi, noto come il Caravaggio.

Insieme alla Conversione di Saulo, in mostra alla sala Alessi fino al 16 dicembre, adesso c’è anche quetso documento, che il sindaco ha voluto inaugurare personalmente. Da sindaco, la Moratti ha manifestato in più occasioni la propria ostilità per la comunità omosessuale: il ritiro del patrocinio al Festival di cinema gaylesbico, la censura alla mostra Arte e omosessualitàà; il no al torneo di tennis Italian gay open; eppure con tutta evidenza non le importa che Caravaggio fosse gay.

In fondo – penserà – è morto da oltre 500 anni e non dà più scandalo; oppure le sfugge questo particolare della sua biografia (magari le sue informazioni derivano dalla “fiction” della Rai). Non diteglielo!

 

 

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