Sam Opio al VII Congresso dell’Associazione Radicale Certi Diritti

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L’intervento di Sam Opio (Esponente di Queer Youth Uganda) al VII Congresso dell’Associazione Radicale Certi Diritti




Traduzione 
Signore e Signori, vi porto i più sentiti Saluti della comunità GLBT Ugandese. Il movimento GLBT in Uganda è cresciuto durante gli anni, nonostante le sfide che sono state e continuano ad essere difficili e predominanti. Il contributo di alcune organizzazioni – tra cui Queer Youth Uganda (LGBTI ) – è stato prezioso, poiché ha creato e garantito l’accesso a svariati servizi concepiti proprio in base ai bisogni delle persone GLBT. Abbiamo raggiunto questo traguardo grazie al supporto e l’assistenza di vari soggetti, ma nessun politico o membro del Governo nazionale ci ha mai aiutato, visto che noi siamo ancora visti come – a secona dei casi – “trasgressori della legge” o “il cancro della società”. Il 20 dicembre 2013 passerà alla storia come il giorno più buio per la comunità GLBT in Uganda: il giorno in cui il Parlamento Ugandese ha legiferato contro i Diritti Umani; il giorno in cui i membri del Parlamento hanno violato lo Statuto delle Nazioni Unite, di cui l’Uganda è un Paese firmatario. Questo giorno, infine, verrà ricordato come il giorno in cui il Parlamento ha avallato ed espresso supporto nei confronti dei crimini d’odio commessi contro l’innocua minoranza GLBTI. Analizzando questo famigerato progetto di legge da una prospettiva un po’ più ampia, oltre ad essere palesemente incostituzionale, esso (ndt.: qualora entrasse in vigore)
impedirebbe alla società civile, al Governo e a tutti i soggetti coinvolti, di battersi per correggere le disposizioni e gli effetti più discriminatori della legge: infatti, la legge ordina la chiusura forzata di tutte le organizzazioni che lavorano per la causa GLBTI e con persone GLBTI, tra cui rientrano anche Amnesty International, alcuni uffici delle ambasciate ecc. . Il fatto che la legge sia passata ha creato un clima di paura ed incertezza, ancor più pauroso per i leader della comunità GLBTI, poiché molti di noi possono essere facilmente identificati. La reazione da parte dell’opinione pubblica non è stata ancora verificata, anche se si sono già registrati degli episodi in cui dei singoli individui sono stati vittima della violenza omo/transfobica, sono stati ricattati oppure hanno subito altri tipi di soprusi. Questa situazione è inaccettabile e noi, in quanto leader della comunità GLBTI, non possiamo avallare questo stato di cose. Essendo direttamente coinvolti nella questione, abbiamo il dovere di correggere il cammino perverso che hanno deliberatamente intrapreso i nostri politici: il potere di cui essi dispongono non li legittima a reprimere una parte della società, al contrario, essi hanno l’obbligo di creare una società armoniosa, unita e tollerante, valori che si devono riscontrare e devono permeare in ogni membro della società Ugandese.
Sul modo in cui il disegno di legge entrerà in vigore, pur non essendo promulgato dal parte del Presidente della Repubblica Secondo l’articolo 91(3), il Presidente della Repubblica dell’Uganda ha 30 giorni di tempo per firmare una legge già votata dal Parlamento: in caso contrario, egli ha la facoltà di inviarla di nuovo al Parlamento, richiedendo la modifica totale o parziale della legge stessa. Il Presidente della Repubblica dispone altresì della facoltà di notificare per iscritto al Presidente del Parlamento (ndt.: il Parlamento Ugandese è monocamerale) il proprio diniego. Nel caso in cui il Presidente della Repubblica si rifiuti di firmare la legge, l’articolo 91(6) prospetta due possibilità: 1) il Parlamento può modificare la legge per poi rivotarla (ndt.: re inviarla di nuovo al Presidende della Repubblica); 2) Il Presidente del Parlamento può semplicemente attendere che la legge entri in vigore automaticamente, cosa possibile anche senza la firma dal Presidente della Repubblica. Infatti, in relazione all’ultimo punto, l’articolo 91(7) stabilisce che se il Presidente della Repubblica dell’Uganda non firma una legge già votata dal Parlamento entro i 30 giorni previsti dall’articolo 91(3), essa entrerà automaticamente in vigore. L’articolo 91(7) recita quano segue: “Nel caso in cui il Presidente non compia nessuna delle azioni specificate al comma n.3 (ndt.: si parla del comma n. 3 dell’articolo n. 91
della Costituzione dell’Uganda) entro il limiti di tempo indicati dallo stesso comma, si dà per scontato il Presidente abbia espresso un parere favorevole nei confronti del disegno di legge, il quale entrerà in vigore automaticamente, anche senza la firma del Presidente”. Questa scenario è nocivo nei confronti di ogni individuo, che sia gay oppure no, ma sfortunatamente questa è la situazione che noi, la comunità GLBTI Ugandese, dobbiamo fronteggiare oggigiorno. Perfino prima che questa legge tanto temuta venisse votata dal Parlamento, la comunità GLBTI era stata esposta ad attacchi di tipo omofobo: ad esempio, alcuni individui erano stati sfrattati dalla propria casa, poiché i loro proprietari temevano di finire nei guai, una volta che la legge antigay fosse stata approvata; altre persone erano state picchiate dai mototaxisti (ndt.: boda boda riders) , come è accaduto a John, un uomo della zona di Kalwere nella municipalità di Kampala, che è stato picchiato poco tempo fa mentre si recava al mercato a fare spesa, con la sola colpa di essere gay. La legge antigay avrà sulla popolazione GLBTI delle conseguenze devastanti: esse non potranno più accedere ai servizi sanitari di base e la divulgazione delle informazioni di natura sanitaria verrà ostacolata; la popolazione GLBTI verrà confinata nell’oscurità, nascosti nel terrore di venire criminalizzati, essere ricattati o subire delle violenze. Il solo poter discutere degli aspetti legati alla salute delle persone GLBTI, sarà considerato un reato di “propaganda gay” e quindi verrà punito. Gli operatori ed i professionisti del campo medico-sanitario dovranno a violare il proprio codice etico – professionale, che vieta loro di discriminare i pazienti
e di diffondere a terzi i loro dati sensibili, tra cui rientrano l’orientamento sessuale e l’identità di genere . Non dobbiamo aver paura: anche se ci troviamo di fronte ad una situazione minacciosa, non dobbiamo farci perseguitare né ridurre in silenzio. Al contrario, dobbiamo combattere per i diritti delle persone GLBTI in Uganda. Chiediamo alla comunità internazionale, ai nostri amici ed alleati il seguente tipo di supporto:  Creare una salda rete di contatti, che lavori con vari tipi di alleati su più fronti; incoraggiare tutti i partner ad entrare nel merito alla questione in maniera netta, esortandoli a pronunciare pubblicamente dei discorsi di ferma condanna del Governo Ugandese, poiché non rispetta l’universalità dei Diritti Umani e discrimina le persone in base al sesso, l’orientamento sessuale, l’identità di genere, ecc. .
 A livello governativo, preghiamo il Governo Italiano di utilizzare le proprie risorse diplomatiche per sensibilizzare la diplomazia Ugandese sulla gravità del problema, cosicché quest’ultima possa esercitare la propria pressione sul Governo nazionale, per provare a risolvere il problema internamente.
 Chiediamo al Governo Italiano di esercitare pressione sul Presidente della Repubblica dell’Uganda Yoweri Kagota Museveni, cosicché egli non firmi la legge.
 Chiediamo altresì al Governo del vostro Paese di negare l’accesso in Italia a tutti i leader politici Ugandesi, poiché l’Italia è un esempio rispettivamente di stato democratico, buon governo e rispetto per la dignità umana;
 Chiediamo al Governo di riconoscere il diritto di asilo ai richiedenti GLBTI Ugandesi e a tal proposito, gli chiediamo di inviare all’ ambasciata italiana in Uganda una comunicazione formale, che autorizzai il rilascio dei visti ad ogni richiedente GLBTI Ugandese che si senta in pericolo.
 Chiediamo delle donazioni e dei finanziamenti da concedere alle organizzazioni GLBTI, cosicché quest’ultime possano continuare il proprio lavoro – seppur da ora in avanti clandestinamente- di sensibilizzazione nei campi della difesa dei Diritti Umani e della prevenzione dell’ HIV/AIDS, con lo scopo ambizioso di riuscire educare anche l’omofoba società Ugandese.
 Chiediamo delle donazioni utili a fornire alle persone GLBTI dei nuovi alloggi sicuri; richiediamo anche dei fondi da utilizzare per tutte le emergenze che si verificheranno dopo l’entrata in vigore della legge, che avverrà tra non molto.
 Richiediamo infine un supporto legale, allorquando una vittima intenda sfidare la legge in tribunale.
I pericoli che la legge comporterà Indipendentemente dal fatto che la legge entri o meno in vigore, essa ha già esposto la maggior parte di noi ai pericoli e ai ricatti da parte di qualsiasi ente, organismo o entità, pubblica o privata, quale la polizia, i vicini, i parenti e l’intera società. Tutte le organizzazioni che hanno lavorato al fine di promuovere i Diritti Umani o in partnership con le organizzazioni GLBTI verranno cancellate, come stabilito dalla legge sui Consigli direttivi delle ONG. Tutte le organizzazioni pro-GLBTI che abbiano lavorato alla luce del sole saranno costrette a chiudere e quindi a lavorare nella clandestinità. Gli attivisti ed i leader delle organizzazioni GLBTI, che hanno operato in prima linea per la difesa dei diritti GLBTI, inizieranno ad essere arrestati a partire dall’ entrata in vigore della legge. Tutti i partner, gli alleati e le altre parti gay friendly saranno costretti a pagare allo Stato delle pene severe, come stabilito dal comma della legge che condanna la “promozione” (ndt.: “della propaganda gay”), in cui incorrono anche alcune organizzazioni che si sono occupate della
difesa dei Diritti Umani – tra cui Amnesty International- ed alcune missioni straniere in Uganda. Vi prego infine di fare delle donazioni per aiutare le persone GLBTI in Uganda. Per Dio e per il mio Paese Grazie per l’attenzione Samuel Opio

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