Mozioni Particolari e Ordini del Giorno approvati dal VII Congresso

Postato in: Politica
Tags:

(Mozione Particolare) POSIZIONE DELL’ASSOCIAZIONE RADICALE CERTI DIRITTI SUL CONTRASTO ALL’OMO-TRANSFOBIA IN ITALIA.

L’Associazione Radicale Certi Diritti considera le discriminazioni e gli atti di violenza basate sull’orientamento sessuale, l’identità e l’espressione di genere inaccettabili tanto quanto le discriminazioni basate su altre caratteristiche ascritte dell’individuo come il genere, la disabilità, l’età, l’etnia, la nazionalità e la religione. Riteniamo quindi necessaria ed urgente l’adozione di un Piano nazionale per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni e l’assistenza alle vittime di discriminazione e crimini d’odio, nonché un adeguato stanziamento finanziario necessario per la sua implementazione. Il Piano deve includere anche previsioni contro le discriminazioni basate su orientamento sessuale, identità ed espressione di genere, nonché individuare concrete forme di raccordo tra il Piano nazionale antiviolenza, il Piano nazionale antirazzismo, la Strategia nazionale di inclusione di ROM, Sinti e camminanti e la Strategia nazionale per il superamento delle discriminazini basate su orientamento sessuale e identità di genere, le attività contro il bullismo promosse dal MIUR, le attività contro la violenza nello sport promosse dal Ministero dello Sport, ed altri Piano e Programmi nazionali che abbiano ricadute sulle attività di prevenzione e contrasto ai fenomeni causati da odio.

L’Associazione Radicale Certi Diritti ritiene che proibizioni che censurano punti di vista controversi sono spesso controproducenti rispetto all’obiettivo di promuovere l‘eguaglianza delle persone LGBTI e non recidono le radici sociali dei pregiudizi che stanno alla base di omofobia e transfobia. Un atteggiamento censorio rischierebbe di trasformare omofoni, xenofobi, negazionisti e razzisti in martiri della libertà di pensiero. La libertà di manifestazione e di diffusione del proprio pensiero rappresenta la pietra angolare di una democrazia aperta, non protetta, che è la principale condizione affinché le strategie contro il pregiudizio possano avere successo. La libertà di espressione va dunque salvaguardata, poiché la degenerazione di un ordinamento democratico in un regime ideologicamente chiuso – come diceva Gaetano Salvemini – avviene gradualmente, e ce ne si accorge solo quando si è ormai consumata. L’eguaglianza è meglio promossa da misure positive d’informazione e di formazione che accrescano la comprensione e la tolleranza piuttosto che dalla censura di punti di vista percepiti come ingiuriosi della comunità LGBTI o di ogni altra comunità. Tali misure sono anche il miglior antidoto all’abuso della leva civlile, amministrativa o, peggio, penale in questo campo. Tra questi particolarmente importanti sono:

• le attività di sensibilizzazione e formazione nei confronti del personale della pubblica amministrazione – con priorità per il personale del comparto giustizia, pubblica sicurezza, lavoro, sanità e assistenza, educazione e istruzione -, degli attori del mondo dell’informazione e dello sport;
• il coordinamento ed il potenziamento delle attività rivolte alle scuole di ogni ordine e grado in materia di prevenzione dei fenomeni d’odio
• il riordino ed il potenziamento, con adeguate risorse finanziarie, delle attività della Rete Nazionale Antidiscriminazioni – UNAR e dell’Osservatorio Nazionale sui Crimini d’odio – OSCAD, anche in collaborazione con le Regioni e rafforzandone l’autonomia rispetto alla Pubblica Amministrazione;
• l’istituzione di adeguati meccanismi di monitoraggio e data collection dei crimini d’odio, delle discriminazioni e dell’incitamento alla discriminazione, all’ostilità o alla violenza con un adeguato coinvolgimento delle associazioni che dovrebbero contribuire a fornire i dati.

In ben precise e limitate circostanze, però, lo Stato è obbligato dai trattati internazionali sui diritti umani a proibire quei discorsi d’odio contro le persone LGBTI che costituiscono incitamento alla discriminazione, all’ostilità e alla violenza. Ciò è previsto per esempio dalla Convenzione internazionale sui diritti civili e politici, di cui l’Italia è membro, che pur non menzionando esplicitamente l’orientamento sessuale, l’identità e l’espressione di genere può essere estesa anche a queste caratteristiche secondo il principio generale che tende ad interpretare in maniera non esaustiva gli elenchi contenuti nei trattati sui diritti umani. Rilevano in particolare l’art. 19, che dopo aver sancito la libertà d’espressione stabilisce i limiti che ne legittimano la restrizione, e l’art. 20(2) che chiede agli Stati di «proibire per legge» l’«incitamento alla discriminazione, all’ostilità o alla violenza».

In merito all’art. 19(3), l’Associazione Radicale Certi Diritti ritiene, come previsto dalle sentenze nn. 348 e 349/2007 della Corte Costituzionale, che debbano prevalere le disposizioni della Costituzione che riconoscono e tutelano la libertà di espressione per la sua natura individualistica. Ciò significa che il diritto di manifestare il proprio pensiero è garantito al singolo come tale indipendentemente dai vantaggi o dagli svantaggi che possano derivarne allo Stato.

L’Associazione Radicale Certi Diritti sottolinea, inoltre, che la Convenzione internazionale sui diritti civili e politici parla, all’art. 20(2) di «proibire per legge» e non di «criminalizzare», quindi non vengono necessariamente richieste sanzioni penali, ma di altra natura.

L’Associazione Radicale Certi Diritti ritiene che le sanzioni penali siano controproducenti e che si debba pertanto ricorrere solo a provvedimenti civili e amministrativi, alla pena base della sanzione accessoria consistente in mirati lavori di pubblica utilità, o a forme di mediazione che consentano la piena partecipazione delle vittime in un ruolo attivo (cosa che non avviene nel dibattimento penale), come i meccanismi di verità e riconciliazione che hanno avuto un peso rilevante in Sud Africa. Questo deve valere, naturalmente, non solo per l’incitamento alla discriminazione, all’ostilità o alla violenza basati su orientamento sessuale, identità ed espressione di genere, ma anche per tutti gli altri fattori di discriminazione: il genere, la disabilità, l’età, l’etnia, la nazionalità e la religione. Il ricorso alla leva penale rischierebbe di provocare una non uniforme applicazione giurisprudenziale che si tradurrebbe in mancata denuncia, mancato esercizio dell’azione penale, mancato avvio del relativo procedimento e configurerebbe una lesione alla certezza del diritto, all’eguale trattamento davanti alla legge e – ovviamente – alla libertà di espressione.

L’Associazione Radicale Certi Diritti crede che in uno Stato di Diritto liberale il ricorso al diritto penale non può avvenire in chiave simbolica, attraverso norme-manifesto chiamate così a svolgere una funzione tutta astratta e squisitamente ideologica: «il rapporto fra diritto penale e norme di cultura dev’essere esattamente l’opposto di quanto postulato da entusiastici fautori di un diritto penale pedagogico», perché «il diritto penale non deve sedimentare valori con la minaccia della spada, ma deve tutelare i valori che si sono già sedimentati con il consenso ed il dialogo» (Fornasari, 2008).

L’Associazione Radicale Certi Diritti non ha l’ambizione di proteggere una certa concezione della dignità umana astrattamente intesa, bensì la dignità concreta della singola persona offesa che è già tutelata penalmente dai reati di ingiuria, diffamazione e vilipendio che dovrebbero tuttavia essere accompagnati da una specifica aggravante.

Nei casi in cui la proibizione dell’incitamento alla discriminazione, all’ostilità e alla violenza debba comunque essere implementata dallo Stato, l’Associazione Radicale Certi Diritti raccomanda il ricorso alla dizione dell’art. 20(2) della Convenzione internazionale sui diritti civili e politici e l’adozione di definizioni chiare e uniformi dei concetti chiave di «odio», «discriminazione», violenza» e «ostilità». Particolare attenzione deve essere poi data al concetto di «incitamento» che deve fare esplicitamente riferimento all’intento o all’intenzionalità dell’oratore di indurre altri a commettere di discriminazione, ostilità e violenza, distinguendo così ‘incitamento da altre espressioni che possono offendere o scioccare, ma che sono protette dall’art.19 della Convenzione internazionale sui diritti civili e politici. Per cadere nella fattispecie dell’incitamento, l’oratore deve avere l’intenzione non solo di condividere la sua opinione, ma anche di persuadere altri a intraprendere certe azioni basate su quelle opinioni. Ogni definizione d’intento dovrebbe includere questi tre aspetti:
• la volontà di propagare odio;
• la volontà di prendere di mira un gruppo umano per via della sua religione, etnia, nazionalità, genere, età, disabilità, orientamento sessuale, identità o espressione di genere.
• l’avere la consapevolezza delle probabili conseguenze delle sue azioni.

L’Associazione Radicale Certi Diritti propone che tutti i casi di incitamento siano sottoposti al test proposto dall’associazione Article 19 nel Policy Brief, Prohibiting incitement to discrimination, hostility or violence
(http://www.article19.org/data/files/medialibrary/3548/ARTICLE-19-policy-on-prohibition-to-incitement.pdf).

Tra i provvedimenti civili che possono essere presi, l’Associazione Radicale Certi Diritti suggerisce il diritto di rettifica e risposta e una compensazione nella forma di danni pecuniari e non, che siano comunque sempre proporzionali e adeguatamente giustificati e motivati. L’onere della prova dev’essere sempre condiviso tra la vittima e l’accusato. Le associazioni devono potersi costituire parte civile.

L’Associazione Radicale Certi Diritti ritiene che si possa ricorrere anche a sanzioni amministrative per implementare codici di condotta di operatori dei media o di pubblici ufficiali come gli insegnanti. Anche in questo caso, l’onere della prova dev’essere condiviso tra la vittima e l’accusato.

L’obbligo di produrre scuse formali in relazione potrebbe essere un altro rimedio da prendere in considerazione.

 

(OdG) SOS AFRICA

L’associazione radicale Certi Diritti profondamente preoccupata dalle notizie che provengono da più parti nel Mondo in merito a tentativi, in alcuni casi purtroppo riusciti, di criminalizzazione del comportamento omosessuale, ritiene particolarmente grave la situazione in alcuni Paesi africani.

Di fronte alle testimonianze provenienti da attivisti di quei Paesi, anche presentati nel VII Congresso, che offrono un quadro drammatico, soprattutto per quanto riguarda Uganda, Nigeria, Repubblica Democratica del Congo, sarebbe colpevole ogni forma di silenzio o di timida protesta.

L’associazione radicale certi diritti rivolge quindi una urgentissima e forte richiesta al Governo ed al Parlamento italiano affinché metta in moto tutte le iniziative possibili perché si eviti la prossima entrata in vigore di norme che violano apertamente le Convenzioni internazionali dei diritti della persona e mettono a rischio la libertà e la vita della persone.

Si rivolge inoltre alle associazioni che a livello nazionale e internazionale si battono per la difesa dei diritti umani affinchè la situazione africana diventi prioritaria nell’agenda dei propri impegni, in stretta collaborazione con le associazioni che ancora riescono ad operare in quei paesi.

  

(OdG) PER L’UGUAGLIANZA SOSTANZIALE DI TUTTE LE COPPIE

L’associazione radicale certi diritti riconosce alla proposta del segretario nazionale del PD in materia di riconoscimento dei diritti e dei doveri delle cosiddette unioni civili il merito di tentare di spostare l’attenzione del Parlamento e delle forze politiche su questioni concrete di diritti reali, e ne valuta, insieme alle altre proposte presentate in Parlamento sia da partiti di centro destra che di centro sinistra, la potenziale portata riformatrice di cui questo Paese ha urgente bisogno.

L’associazione chiede al Parlamento di ascoltare la voce delle associazioni su queste materie e chiede un confronto approfondito sul tema dell’uguaglianza, attraverso la conoscenza della realtà ed il confronto paritario di posizioni e opinioni. Confronto che deve trovare spazio anche sui mezzi di comunicazione di massa, per l’avvio di un dibattito fecondo su questi temi.

Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+0

Articoli correlati:

Change this in Theme Options
Change this in Theme Options