L’appello sottoscritto da Certi Diritti: “Criminalizzare i clienti non serve a contrastare la prostituzione ma solo a nasconderla”

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Minerva1Criminalizzare i clienti non significa combattere la tratta ma aumentare l’insicurezza di chi ne è vittima e delle/dei sex workers.
Le sottoscritte organizzazioni, da anni impegnate nelle azioni e nei progetti di contrasto delle tratta a fini di sfruttamento sessuale a partire dalla tutela e dalla promozione dei diritti delle donne, uomini e persone transessuali che ne sono vittima, ribadiscono la loro contrarietà ad ogni forma di regolazione della prostituzione orientata in senso proibizionista, a iniziare dalla criminalizzazione dei clienti.
Infatti, ogni azione punitiva e o repressiva (norme di legge, ma anche ordinanze e divieti degli enti locali, daspo), come per altro dimostrano le analisi e le ricerche di settore, rende meno efficace il lavoro di chi tutti i giorni è a fianco, nelle strade come nelle strutture di accoglienza, delle persone coinvolte nella tratta e più in generale nella prostituzione forzata ma anche, e soprattutto, non risolve il problema, anzi finisce per rendere più sole e fragili le vittime di grave sfruttamento. Il proibizionismo, come le altre ipotesi normative come quelle che guardano al “modello svedese”, nascondono e non risolvono, spingono verso le diverse forme di indoor, determinando uno spostamento forzato delle vittime in luoghi irraggiungibili per i servizi sociali e socio-sanitari. Fenomeno quest’ultimo confermato anche da una recente relazione dello stesso governo svedese, dalla quale emerge con chiarezza come alla diminuzione della prostituzione di strada corrisponda un aumenta di quella indoor, particolarmente significativo in ragione delle possibilità di contatto attraverso Internet e lo sviluppo dei siti on line, che stanno determinando un incremento significativo del numero di persone che si prostituiscono in modo illegale e che essendo invisibili fisicamente sono anche escluse da ogni forma di intervento di sostegno e di tutela.
Per questo le sottoscritte organizzazioni, da un lato riaffermano l’efficacia del Sistema Nazionale Antitratta in quanto capace di favorire l’implementazione di politiche di promozione dei diritti di queste persone attraverso l’attivazione di dispositivi operativi fondamentali per la loro tutela e che favoriscono nel contempo anche il contrasto dei trafficanti e delle loro organizzazioni, d’altro lato auspicano il definitivo superamento di logiche e di dispositivi regolativi sbilanciati su impianti meramente securitari o repressivi, siano essi svolti a livello locale che nazionale.
Inoltre promuovono e rivendicano come essenziali gli interventi di vicinanza e prossimità, centrati sulla riduzione dei rischi e su metodologie non giudicanti di primo contatto, riduzione dei danni alla salute, orientamento e presa in carico.
Strumenti che in questi anni, al di la dei proclami ideologici e nel rispetto della normativa attuale, hanno, nel concreto, consentito a migliaia di donne, uomini e persone transessuali di emanciparsi dai circuiti della prostituzione forzata e della tratta – e in molti casi di denunciare i trafficanti – e parallelamente hanno posto in essere attività capaci di tutelare i diritti e stare al fianco delle/i sex workers adulte/i che in modo consapevole e autonomo esercitano la prostituzione e che per tale ragione non possono essere in alcun modo marginalizzati/e e/o criminalizzati/e.
Contemporaneamente riconosce l’importanza di attivare politiche rivolte alla domanda di prostituzione e più in generale riconosce la valenza del lavoro di prevenzione. Per questo è necessario investire risorse umane e economiche per avviare in modo diffuso e permanente interventi e azioni a carattere culturale, soprattutto nelle scuole, sui temi dell’educazione ai sentimenti, all’affettività e alla sessualità responsabile, chiedendo ai ragazzi e alle ragazze di investire in relazioni di genere libere da dominio e sopraffazione

Piattaforma nazionale Antitratta
CNCA nazionale e Gruppo ad hoc prostituzione e tratta del CNCA
CeIS – gruppo giovani e comunità di Lucca
Comunità dei giovani di Verona
Cooperativa sociale “ARNERA” – Pontedera
Cooperativa “Borgo Rete” – Perugia
Cooperativa sociale CAT – Firenze
Cooperativa Sociale Dedalus – Napoli
Cooperativa sociale “Il cammino” – Roma
Cooperativa sociale “Liberazione e Speranza” – Novara
Cooperativa sociale “La grande casa” – Sesto S. Giovanni
Cooperativa sociale “Lotta all’esclusione sociale” – Milano
M.I.T. Bologna
Associazione Radicale Certi Diritti
Associazione “Ora d’aria” – Roma
Associazione “On the Road” – Martin Sicuro
Cooperativa sociale Parsec, Roma
Associazione “PIAM”, – Asti
Cooperativa sociale “Proxima” – Ragusa
Associazione “Progetto Arcobaleno” – Firenze
Associazione Transessuali Napoli
Aderiscono inoltre
Renata Bagatin – vice-presidente Commissione Salute, Friuli Venezia Giulia
Fabrizio Barca – Fondazione “Lelio e Lisli Basso”
Luigi Bettoli – presidente Legacoopsociale Friuli Venezia Giuia
Licia Canigola, responsabuile comunità educativa per minori “Casa di Mattoni” – Fermo
Francesco Carchedi – Università “La Sapienza”, Roma
Paola Clarizia – sociologa
Fabio Corbisiero, Univerità Federico II, Napoli
Bruno Cecchini, cittadino
Sergio D’Angelo, gruppo di imprese sociali GESCO di Napoli
Nicole De Leo, MIT Bologna
Luigi de Magsitris, Sindaco di Napoli
Porpora Marcasciano, scrittrice e militante Trans
Giuseppe De Marzo – repsonsabile politiche sociali “Libera – associazioni, nomi e nuemri contro le mafie”
Marina Galati, Comunità progetto Sud, Lamezia Terme – Cosenza
Olimpia Gobbi – docente e fondatrice Cooperativa di Comunità Rocca Madre
Elena Granaglia – Università Roma 3
Sergio Labate – Università di Macerata
Tamar Pitch – Università di Perugia
Gianpaolo Paticchio – Università di Ancona
Angela Mary Pazzi – docente e fondatrice Cooperativa di Comunità Rocca Madre
Olimpia Gobbi – docente e fondatrice Cooperativa di Comunità Rocca Madre
Franco Rotelli, presidente Commissione Salute, Friuli Venezia Giulia
Giorgia Serughetti – Università Milano Bicocca

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