Traduzione dell’articolo di Novaya Gazeta di Tetyana Maksymyuk e della lettera aperta del caporedattore Dmitri Muratov al Mufti della Repubblica cecena

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Certi Diritti propone la traduzione dell’articolo di Tetyana Maksymyuk su Novaja Gazeta che denuncia le minacce ricevute dal giornale russo in seguito alla denuncia delle persecuzioni di gay in Cecenia.

Riportiamo anche la lettera aperta del caporedattore Dmitri Muratov al Mufti della Repubblica cecena Mezhiev Salah Haji, in seguito alla posizione minacciosa espressa nei confronti della redazione del giornale.

 

Traduzione dell’articolo di Novaya Gazeta
di Tetyana Maksymyuk

Novaja-GazetaIl 1° aprile, Novaya Gazeta ha riferito degli arresti e delle torture dei cittadini ceceni sospettati di omosessualità. Conosciamo i nomi di tre vittime e sappiamo anche che le persone uccise sono molte di più a causa dei cosiddetti “delitti d’onore” che vengono vengono commessi dai parenti delle vittime.
La reazione che ha fatto seguito alla pubblicazione delle notizie sulle persecuzioni degli omosessuali ceceni provoca serie preoccupazioni non solo per la vita di alcuni giornalisti ma di tutta la redazione di Novaya Gazeta.
Il 3 aprile, tre giorni dopo la nostra prima pubblicazione, nella Moschea centrale di Grozny si è tenuta un’assemblea d’emergenza tra i rappresentanti delle comunità islamiche, gli studiosi dell’Islam e i leader ceceni. Secondo i dati ufficiali, circa 15 mila persone hanno partecipato all’assemblea, durante la quale Adam Shakhidov, consigliere del leader ceceno Ramzan Kadyrov, ha accusato pubblicamente la redazione di Novaya Gazeta di diffamazione additando i giornalisti come “nemici della nostra fede e del nostro Paese”. Il discorso di Shakhidov e di altri teologi ceceni sono stati trasmessi da tutte le tv e radio locali e ampiamente diffusi su internet, innescando un’ondata di dichiarazioni intolleranti sui social network.
L’assemblea ha adottato una risoluzione che al secondo paragrafo contiene diretti inviti alla violenza: “In considerazione dell’offesa recata ai fondamenti secolari della società cecena e alla dignità degli uomini ceceni, nonché alla nostra fede, giuriamo che la vendetta raggiungerà i veri istigatori ovunque e chiunque essi siano, senza alcun termine di prescrizione”.
Per noi è evidente l’incoraggiamento alla violenza contro i giornalisti da parte dei fanatici religiosi contenuto in questa risoluzione. Per Novaya Gazeta è assolutamente chiaro che l’attuale ondata di repressione non è un fenomeno isolato nella Cecenia odierna. Il livello di violenza nel Paese nel corso degli ultimi tre anni è aumentato drammaticamente ed è direttamente correlato all’assenza di un’indagine completa sull’omicidio di Boris Nemtsov, con la conseguenza che i mandanti di questo omicidio, di fatto, sono riusciti a farla franca. L’impunità per questo crimine ha generato piena fiducia nella loro invulnerabilità.
Il silenzio e l’inazione, in questa situazione, di tutti coloro che sarebbero in grado di fare almeno qualcosa, li rende complici. Ecco perché Novaya Gazeta continua a lavorare in Cecenia, nella piena consapevolezza del prezzo elevato che rischiamo di pagare: gli omicidi irrisolti, senza colpevoli, delle nostre colleghe Anna Politkovskaja e Natalia Estemirova ne sono una prova evidente. Insistiamo: la reazione al nostro lavoro giornalistico, espressa nell’assemblea che si è tenuta nella Moschea centrale, è inaccettabile in una società civile e deve essere valutata alla luce del diritto russo. Chiediamo alle autorità russe di fare tutto il possibile per evitare che si verifichino azioni volte a incitare odio e inimicizia nei confronti di giornalisti che svolgono le loro funzioni professionali.
La redazione di Novaya Gazeta.

P.S.
L’8 aprile, il capo redattore di Novaya Gazeta Dmitry Muratov ha ufficialmente presentato ricorso al procuratore generale Yuriy Chayka per obbligare la Commissione d’inchiesta ad applicare rigorosamente le leggi russe, vale a dire effettuare i controlli circa gli articoli 144-145 del Codice di procedura penale sui fatti che testimoniano la commissione dei gravi reati. Il 10 aprile sono scaduti i dieci giorni dalla pubblicazione su Novaya Gazeta della notizia sulla persecuzione di massa dei ceceni accusati di orientamento omosessuale. Questo è l’esatto termine che la legge indica per l’avvio di un’indagine del comitato investigativo della Russia sul crimine di cui si ha il sospetto. Non abbiamo ricevuto alcuna informazione circa la risposta del comitato investigativo russo alla nostra pubblicazione. Pertanto, l’11 aprile l’avvocato dell’organizzazione internazionale per i diritti umani “Agora” Andrew Sabinin ha presentato – con lo scopo di obbligare la magistratura ad analizzare il caso – una denuncia al Tribunale di Mosca per riconoscere l’immobilismo, irragionevole e illegale della Federazione Russa e del Presidente del comitato investigativo Alexander Bastrykin.

 

I CINQUE PARAGRAFI DELLA RISOLUZIONE

«Ciò che è stato pubblicato su “Novaya Gazeta” è una menzogna assoluta e calunniosa, discredita l’onore e la dignità dei musulmani, dei residenti della Cecenia, dei cittadini russi.
In considerazione dell’offesa recata ai fondamenti secolari della società cecena e alla dignità degli uomini ceceni, nonché alla nostra fede, giuriamo che la vendetta raggiungerà i veri istigatori ovunque e chiunque essi siano, senza alcun termine di prescrizione.
Noi, Alta Assemblea, esortiamo i ceceni e tutte le persone oneste affinché non diffondano informazioni calunniose e provocatorie: questo è il peggior peccato per l’Islam e per le altre religioni, e reca dolore e sofferenza a molte persone.
Esortiamo ogni persona a combattere la diffusione di tali bassezze e provocazioni in tutti i modi possibili.
Chiediamo ai media federali e regionali, nella stesura di articoli, di utilizzare fonti attendibili e opinioni di professionisti competenti. Che Allah conceda a tutti noi pace e giustizia!».

 

LA LETTERA APERTA DEL CAPO REDATTORE

Dmitry Muratov redattore capo di “Novaya Gazeta”
Al Mufti della Repubblica cecena Mezhiev Salah Haji

Caro Salah Haji,
La redazione di Novaja Gazeta ha studiato con attenzione la risoluzione dell’Alta Assemblea dei religiosi, dei leader e degli esponenti pubblici della Cecenia, che accusa con forza la pubblicazione del giornale di violare i diritti delle minoranze nel Paese. Devo dire in risposta che non abbiamo offeso e non abbiamo la minima intenzione di offendere il popolo ceceno. Noi cerchiamo profondamente e sinceramente di rispettarlo. Siamo sempre stati presenti durante i tragici anni della guerra, abbiamo sempre aiutato ad evacuare i sopravvissuti, a consegnare aiuti umanitari, a liberare gli ostaggi.
Centinaia di famiglie cecene ricordano con gratitudine le attività umanitarie della nostra giornalista Anna Stepanovna Politkovskaya. Nei nostri testi è impossibile trovare alcun segno di offese al popolo ceceno e alla sua fede, e ciò per una ragione: questi segni non ci sono. Abbiamo difeso gli specifici diritti delle persone che si sono rivolte con un appello agli editori dopo essere state perseguitate. Queste persone non hanno commesso alcun crimine.
Costoro possono essere trattati in modo diverso, ma solo nel rispetto della legge. E il giornale continuerà a monitorare le violazioni dei diritti umani in Cecenia e in diverse regioni del nostro Paese.
Mi auguro che la risoluzione dell’Alta Assemblea sia stata dettata dalle emozioni, soprattutto nella parte in cui si parla di “rappresaglia”. Vedo qui una chiamata diretta alla violenza. Lo staff editoriale ricorda bene e non dimentica mai gli omicidi di Anna Politkovskaya e Natalia Estemirova. Di violenza nel nostro Paese ce n’è stata a sufficienza. Pertanto, siamo sempre pronti a impegnarci in un dialogo con i rappresentanti della società cecena e del clero.
Cordiali saluti,
iredattore capo di Novaya Gazeta Dmitry Muratov

 

AGGIORNAMENTO DEL 14 APRILE

Salah Haji Mezhiev, Mufti della Repubblica Cecena, ha affermato che i giornalisti di Novaya Gazeta sono in attesa della “punizione di Allah”, ma risponderanno alla lettera della legge. “Circa la vendetta, la ricompensa di Allah l’Onnipotente li sovrasterà in ogni senso”, ha dichiarato Mezhiev.
Circa gli articoli sulla persecuzione dei gay in Cecenia, il Mufti li considera una “calunnia infondata”. Secondo lui, le pubblicazioni non hanno offeso soltanto i sentimenti di alcune persone, ma dell’intero popolo ceceno, toccando il clero e ciò che c’è di più sacro.

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